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L’inceneritore nel mirino degli operatori turistici

Balneari, ristoratori e albergatori follonichesi al fianco dei gruppi ambientalisti. Presentate numerose osservazioni contro la riapertura dell’impianto

FOLLONICA. L’inceneritore preoccupa. Non solo gli ambientalisti, ma anche la costellazione di ristoranti, albergatori e operatori in generale che opera a Follonica. In numeri, parliamo di circa duecento aziende per quasi un migliaio di lavoratori, tutti preoccupati di un’eventuale nuova (terza) accensione dell’impianto del Casone. Questo almeno è quanto si legge sulle osservazioni presentate dalle associazioni di categoria al progetto per il rilascio di una nuova Via (valutazione d’impatto ambientale) presentato da Scarlino Energia alla Regione, così da riaccendere i forni dopo che la sentenza del Consiglio di Stato li ha spenti a gennaio.

E se queste sono le osservazioni di natura socio-economica, ci sono anche quelle tecniche presentate dai Comuni e dai comitati ambientalisti. «Non ci sono ammodernamenti all’inceneritore, ancora allestito con tecnologia obsoleta – dice Mario Monciatti, presidente del Comitato del No – È chiaro che c’è una volontà politica del Pd di andare avanti a prescindere». Accanto a Monciatti ci sono Roberto Barocci del Forum Ambientalista e Antonio Pavani della Las. Un coro unico tra operatori e ambientalisti contenuto nelle varie osservazioni presentante in conferenza dei servizi.

La bonifica della falda. «Scarlino Energia non ha fornito dati aggiornati, sostenendo ancora che l’inquinamento proviene da fonti naturali – spiega Barocci – Nella conferenza dei servizi sul progetto di bonifica è stato detto l’esatto contrario». Ma questo progetto può avere anche altre conseguenze, dato che prevede la possibilità, scrive il Forum, che durante i lavori il terreno su cui sono state costruite le fabbriche possa avere un abbassamento fino a nove centimetri. «Vogliamo sapere se si corrono dei rischi – riprende Barocci – In quell’area ci sono tubature in cui da decenni scorre acido solforico.

La tenuta dell’impianto. Lo dicono i comitati, ma anche il Comune di Scarlino. «In nove mesi l’inceneritore ha avuto circa 140 arresti: è stato fermato per problemi tecnici e poi fatto ripartire – spiega Monciatti – Invece, la garanzia per avere un impianto moderno è legata alla sua continuità. Gli arresti sono fasi critiche».

I camini. Tema questo ripreso in più osservazioni. Citiamo quella della Coldiretti: «i camini di Scarlino Energia non sono in regola perché troppo bassi e le emissioni ricadranno inevitabilmente sul territorio circostante». A seconda del vento, continua Barocci, «le emissioni le prenderà tutte Follonica».

Il danno d’immagine. Qui vale la pena citare in ordine sparso le osservazioni della Confcommercio, Associazione Ristoranti e quella Balneari. Tutte molto preoccupate dallo spettro di un «deterioramento dell’immagine di un territorio che invece di valorizzare le sue ricchezze le mortifica con impianti antiquati ed inquinanti». Al contrario, «la domanda turistica richiede sempre di più ambienti sani e puliti». Ma sull’impatto socio-economico

vuole sollevare un punto anche il Comitato del No. «L’analisi di Scarlino Energia – si legge nell’osservazione – si limita alle attività economiche del solo territorio di Scarlino, ma le attività produttive fisicamente più vicine all’impianto sono a Follonica».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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