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Arsenico, confermati i dati choc: “Bonifiche lente, ma avviate”

Regione e Arpat rispondono al Forum Ambientalista: “La situazione è nota da tempo, ecco cosa è stato fatto”

SCARLINO. «La situazione della piana di Scarlino è nota da tempo ed è ben rappresentata nel Piano delle bonifiche della Provincia. Sfugge perciò la novità che segnalerebbe il Forum Ambientalista denunciando di nuovo una realtà che gli enti locali, Arpat e Asl conoscono bene e sulla quale stanno lavorando a cominciare dalle bonifiche, oltre ad aver dato il via da anni ai vari monitoraggi sullo stato di salute dei cittadini e dell’ambiente».

La Regione Toscana risponde con un comunicato condiviso con Arpat al Forum Ambientalista che martedì 19 maggio ha reso noti i dati analitici dell’inquinamento da arsenico nella piana di Scarlino raccolti da Scarlino Energia – proprietaria dell’inceneritore – e presentati in Regione con la richiesta di riaccendere l’impianto.

L’inquinamento persiste. I dati riportano valori di arsenico, che è cancerogeno, superiori ai limiti di legge in due terzi dei campioni di terra prelevati fino a luglio 2014 in un raggio di 3 chilometri fuori dell’impianto. Per il Forum sono un campanello d’allarme mai suonato in passato: nonostante le singole bonifiche, alcune delle quali ufficialmente concluse, l’inquinamento persiste e per la prima volta è una società privata dell’area a certificarlo. Negli anni ’80 Eni ha ottenuto di smaltire le ceneri di pirite, ricche di arsenico e derivate dalla lavorazione industriale, usandole per costruire strade nella piana. Così sparpagliate hanno contaminato suolo e falda acquifera. Oggi Eni non c’è più, ma resta l’inquinamento.

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Il nodo della bonifica. Alla luce di questi dati il Forum ha rinnovato un duro attacco ai controllori pubblici, Arpat e Asl, e agli enti locali, Regione e Provincia in primis, che in questi anni hanno pianificato le bonifiche. Il Forum contesta che non sia mai stata fatta una caratterizzazione della piana, un progetto di bonifica globale, sia del terreno (rimuovendo le ceneri) sia della falda acquifera (che da quelle ceneri trae continua alimentazione di arsenico). Al momento, infatti, esistono bonifiche di terreno a macchia di leopardo (l’efficacia di alcune è contestata dagli ambientalisti) e un progetto di bonifica della falda approvato appena due mesi fa.

La Regione si difende. La Regione, però, in risposta al Forum rivendica il proprio operato. «Pur nella consapevolezza che per una completa bonifica dei suoli e delle acque i tempi saranno ancora lunghi – spiega – ad oggi nella piana ci sono 15 siti in bonifica per un totale di oltre 2 milioni di metri quadrati. Sul 60% di questi la bonifica è già certificata». La Regione ricorda quanto è stato fatto finora «per risanare una condizione ambientale – dice – compromessa dalla presenza di pregresse attività minerarie e industriali che per decenni hanno operato in tempi in cui non vi erano normative ambientali». In particolare cita l’accordo Syndial del 2009 e l’approvazione, a marzo, del Piano unitario di bonifica della falda previsto nel Piano delle bonifiche della Provincia di Grosseto e rinforzato dall’accordo di programma delle Colline Metallifere e dall’accordo aggiuntivo, grazie ai quali Nuova Solmine si è accollata l’onere di bonifica di un sito ex Syndial impegnandosi a contribuire con Tioxide e Scarlino Energia a realizzare il piano.

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I nuovi strumenti. La Regione ricorda anche un altro strumento, del 2014, il Piano regionale e delle bonifiche, che prevede Piani di risanamento delle aree a inquinamento diffuso. Tra questi a marzo la Regione ha avviato il procedimento per ulteriori verifiche dell’area vasta della piana di Scarlino, coinvolgendo anche Comuni di Scarlino e Follonica, Provincia, Arpat, Asl, Acquedotto del Fiora, Autorità idrica toscana.

«Fuori i responsabili». «Tra le azioni prioritarie – prosegue la nota della Regione – è stata disposta l’individuazione degli eventuali responsabili della realizzazione di numerosi tratti stradali e opere realizzati negli ultimi 40 anni con ceneri e sterili di pirite (quando questo materiale era considerato inerte) per eliminare ulteriori sorgenti primarie di contaminazione da arsenico a carico di suoli e falda».

Inceneritore in attesa. Infine il capitolo Scarlino Energia. La Regione non entra nel merito dei dati poiché, spiega, c’è una procedura di Valutazione di impatto ambientale in corso perché l’azienda vuole far ripartire l’impianto (dopo lo stop imposto dal Consiglio di Stato). La Regione attende per fine maggio il parere di Arpat e gli altri contributi istruttori. Se non ci saranno richieste di integrazione, a fine agosto si saprà se la Regione autorizza o meno la riaccensione dell’inceneritore. Se ci sono, si slitta di altri 90 giorni.

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