Quotidiani locali

Poliziotti eroici: il giudice li promuove d'autorità

Tre agenti di Talamone furono beffati dal ministero: encomio ma niente scatto di carriera per aver rischiato la vita nei soccorsi alla Concordia. Ora il Tar li risarcisce

GROSSETO. Ad avvisarli del pericolo è stato il cigolìo delle lamiere che pian piano si stavano piegando su di loro. Un sibilo sinistro che annunciava una catastrofe imminente. In quel momento, non erano neanche le 23, la nave aveva ancora le luci accese a bordo. I tre uomini della polizia di Stato della squadra nautica di Talamone però avevano già ricevuto diverse segnalazioni e pur essendo fuori servizio erano usciti comunque con la motovedetta per vedere cosa stava accadendo. Sono stati i primi a recuperare i naufraghi da dritta, in quel corridoio d’acqua che divideva l’isola del Giglio, la terra ferma dalla Costa Concordia.

Un impegno di estremo coraggio, per cui l’allora questore di Grosseto, Michele Laratta, propose gli agenti Massimo Tocci, Riccardo Cicuto e Fabrizio Sposito per una promozione. Il ministero dell’Interno però rispose picche. Tanto è stato l’amaro in bocca per i tre poliziotti, che decisero di ricorrere al Tar contro questa decisione. E ad oltre tre anni dal naufragio, il tribunale gli ha dato ragione. «I singoli interventi di salvataggio, pur svolti in un contesto delicato e rischioso, non avrebbero evidenziato situazioni di concreto pericolo di vita per i ricorrenti, mentre i positivi risultati ottenuti in termini di salvataggio delle persone sarebbero frutto dell’attività espletata anche da altri enti impegnati nelle primissime fasi del naufragio», disse la commissione del ministero allora presieduto da Anna Maria Cancellieri, chiamata ad esprimersi sulla promozione.

In poche parole, Tocci, Cicuto e Sposito non hanno fatto nulla di diverso dagli altri soccorritori impegnati nella notte del 13 gennaio 2012. Per questo, nessuna promozione per meriti speciali, ma solo un encomio. Una lettura che ha lasciato molto perplessi i tre interessati, tanto da impugnare il pronunciamento affidandosi agli avvocati Fernando Gallone e Iole Urso per ricorrere al Tar. La commissione del ministero si riunì il 30 aprile 2012, il ricorso arrivò poco dopo, la sentenza è stata notificata giovedì sera. E di fatto, boccia il parere ministeriale, in quanto «scarsamente motivato e non aderente ai fatti». Gli stessi che Laratta mise nero su bianco pochi giorni dopo la tragica notte gigliese.

leggi anche:

Erano circa le 22 e Tocci, Cicuto e Sposito erano a Talamone, pronti a smontare. Avevano finito il turno e per loro era arrivata l’ora di tornare a casa. Ma proprio in quel momento, il 113 gira delle segnalazioni che stavano arrivando da bordo di una nave non meglio identificata vicino a l’isola del Giglio. «Che facciamo?», si son detti. «Andiamo a dare un’occhiata». Così sono saliti a bordo della motovedetta e man a mano che si avvicinavano le segnalazioni aumentavano, disegnando sempre più precisamente un quadro angosciante. I poliziotti sono stati tra i primi ad arrivare e a dare una mano ai naufraghi. Ma se sul lato verso il mare aperto ormai c’erano diverse barche di soccorso, sul lato dritta, in quei 98 metri tra nave e terra ferma, non c’era nessuno. Si sono diretti lì, fin quando il cigolio delle lamiere è suonato come un campanello d’allarme. Loro però hanno continuato ad operare, gli unici, da quel lato, inconsapevoli se la nave gli sarebbe caduta in testa, dato che intanto aveva iniziato ad inclinarsi sempre più. Hanno accelerato i tempi: per salvare un filippino, hanno spaccato il vetro di un oblò e lo hanno tirato fuori. E così via, fino all’alba.

È questo che ha spiegato Laratta. È questo che non avrebbe compreso la commissione, secondo il Tar: «la proposta di promozione è motivata – si legge nella sentenza - in base alla circostanza che essi hanno operato nel tratto di mare al lato di dritta della nave mentre questa, con una serie continua di movimenti a scatto, raggiungeva angoli sempre più elevati di inclinazione e poteva infine ribaltarsi». I tre poliziotti quindi hanno eccome rischiato la loro vita in servizio. Il giudice però non può entrare nel merito della decisione della commissione, che ha la totale discrezionalità purché il parere sia motivato. Così la sentenza richiama i funzionari del ministero a riformulare il loro parere: positivo o negativo, basta che tenga conto di quanto sopra e che sia ben motivato. Perché almeno un pizzico di riconoscimento, Tocci, Cicuto e Sposito, se lo meritano proprio.

I COMMENTI DEI LETTORI

TrovaRistorante

a Grosseto Tutti i ristoranti »

Il mio libro

PERCORSI

Guida al fumetto: da Dylan Dog a Diabolik