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L'intervento: "Inquinamento della piana: le domande a cui Arpat non ha mai risposto"

Roberto Barocci (Forum Ambientalista Grosseto): "L'Agenzia e gli enti locali hanno omesso di applicare la legge in quattro casi. Aspettiamo spiegazioni"

SCARLINO. Pubblichiamo l'intervento di Roberto Barocci del Forum Ambientalista Grosseto in risposta alla nota dell'Arpat del 3 febbraio 2015 sulla presenza del cromo esavalente in alcuni pozzi della piana di Scarlino.

"Ancora una volta l’Agenzia regionale di protezione dell’ambiente Toscana (Arpat) interviene sia per criticare chi solleva dubbi sulla efficacia ed efficienza di quanti sono istituzionalmente preposti alla tutela dell'ambiente e sia per tacitare chi chiede accertamenti su un fenomeno oggettivamente misurato. L’Arpat ritiene «normalmente presente» nei cementi il cromo VI, sostanza cancerogena, in quantità tale da produrre il suo superamento dei limiti di legge, anche di decine di volte, registrato e misurato per tre anni nelle acque della falda superficiale all’interno del sito di Scarlino Energia, dove in precedenza si sarebbe usato in superficie del normale cemento per la costruzione di alcuni piccoli pozzetti.

Se l’incidenza delle malattie causate dall’inquinamento ambientale non avesse il peso che purtroppo ha; se si fosse verificato che le normative fossero troppo severe nello stabilire i limiti e che nel tempo tali limiti venissero elevati, anziché ridotti a posteriori per l’accertamento dei danni verificatesi alla salute, o se tali limiti fossero sempre rispettati; se l’Arpat avesse spiegato i motivi delle omissioni di legge compiute, anche con il suo consenso, dagli enti locali e da noi recentemente dettagliate in merito al ventennale inquinamento con sostanze cancerogene delle falde idriche della piana di Scarlino e Follonica, solo allora i dirigenti dell’Arpat potrebbero permettersi di scrivere «basta allarmismi», invitandoci a non coinvolgere la stampa.

Noi siamo allarmati dal comportamento dei dirigenti dell’Arpat e, pertanto, siamo costretti a rivolgere loro le stesse domande, già rivolte loro con lettere e diffide, poi, recentemente rivolte a Regione, Provincia e Comune, alle quali non c’è stata data ancora una risposta.

1) Perché gli enti locali, con il consenso di Arpat, hanno omesso l’applicazione della legge, limitando i lavori di bonifica solo ad alcune aree e mai superando i confini di ciascuna proprietà, anche quando era dimostrata e documentata la presenza di inquinanti oltre tali confini?

2) Perché gli enti locali, con il consenso di Arpat, hanno omesso l’applicazione della legge lasciando inquinati i terreni e le falde idriche per oltre vent’anni, consentendo la diffusione dell’inquinamento di arsenico un pericoloso cancerogeno?

3) Perché gli enti locali, con il consenso di Arpat, hanno omesso l’applicazione della legge registrando, senza intervenire, inquinamenti anche a valle idrogeologica di siti dove sarebbe stata effettuata la “messa in sicurezza permanente”, come nel caso della Scarlino Energia?

4) Perché gli enti locali, con il consenso di Arpat, hanno

omesso l’applicazione della legge consentendo a Eni di trasferire al Comune di Scarlino gli oneri di bonifica sul sito “ex bacini fanghi Solmine”, nonostante fosse documentato il perdurante inquinamento delle falde? Aspettiamo pazienti le risposte dagli enti locali e dai dirigenti Arpat".

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