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Scarlino, i sindacati invitano Rossi al Casone

Chieste al governatore tutele per i posti di lavoro e la riapertura dell’impianto

SCARLINO. Mentre Asl e Arpat si faranno carico di nuove analisi, la politica e i sindacati accerchiano il governatore Enrico Rossi. Infatti, dopo le richieste di Scarlino Energia, degli esponenti Pd, Forza Italia e Nuovo Centrodestra, ora anche le Rsu aziendali e le segreterie provinciali Filctem Cgil, Femca Cisl, Uiltec Uil e Cisal chiedono alla Regione di riaccendere l’inceneritore.

«In queste ore di grande preoccupazione, ci rivolgiamo al presidente perché possa dare, una volta per tutte, una prospettiva di sviluppo fondata su regole certe, sia all’impianto che a tutta l’area industriale del Casone» si legge in una lettera aperta firmata da tutte le sigle. Parole che fanno infuriare gli ambientalisti: «della salute dei cittadini della Piana non interessa niente a nessuno».

L’attenzione di istituzioni e sindacati comunque ora è concentrata sul governatore, per almeno due motivi. La prima sta nel cambio di normativa, che ha spostato le competenze in materia di autorizzazioni per gli impianti di rifiuti dalle Province alle Regioni. E in forza di questo motivo, arriva direttamente il secondo. Già, perché la Regione Toscana si è espressa nei giorni scorsi sulla sentenza del Consiglio di Stato che ha spento l’inceneritore di Scarlino. Lo ricordano le sigle stesse: «alla luce del comunicato stampa della Regione che ha chiarito quanto emerso dagli studi epidemiologici e ambientali della Piana del Casone, chiediamo che cosa intenda fare Rossi per tutelare oltre 60 posti di lavoro diretti, e altrettanti delle aziende dell’indotto».

In quella nota, del resto, gli uffici di Rossi hanno parlato di «valutazioni che non trovano riscontro nelle verifiche degli enti pubblici preposti a tale scopo – ricordano i sindacati, ricalcando le parole della Regione – Lo studio di biomonitoraggio del 2007 e quello epidemiologico realizzato nel 2012 condotti dalla Asl, hanno fatto emergere un contesto generale “di salute confortante per la popolazione residente, con criticità minime valutate come non significative”». Parole forti in un momento del genere. Esacerbato dalla mancanza di certezze per il futuro: «non vi è infatti alcuna sicurezza, né relativamente alle prosecuzione delle attività del termovalorizzatore, né tantomeno sull’ottenimento della cassa integrazione già richiesta all’ente previdenziale» si legge nella lettera aperta, che senza dirlo apertamente, fa intendere la richiesta di riaccendere i forni.

«Insomma, se l’impianto ha dimostrato di poter dare garanzie

sia sul fronte della salute che su quello ambientale, chiediamo quali sono le azioni che la Regione intende adottare». In conclusione, i sindacati ribadiscono l’importanza del rispetto ambientale per le aziende e invitano il governatore stesso al Casone per un confronto con i lavoratori.

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