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Inceneritore di Scarlino, ok a nuovi studi

Dopo lo stop imposto dal Consiglio di Stato, la Consulta dell’ambiente decide: Asl e Arpat faranno altre analisi epidemiologiche

SCARLINO. La novità è che verranno fatti nuovi studi, ma è difficile interpretare questa decisione. Servono per fare chiarezza sullo stato di salute dei cittadini di Follonica e Scarlino? Oppure sono i primi passi per nuove autorizzazioni da rilasciare a Scarlino Energia per il suo inceneritore? Ad oggi non è dato saperlo, perché una richiesta simile dell’azienda non c’è. Quel che è certo è che la Regione ha dato mandato all’Asl 9 di Grosseto di relazionare tutti gli errori commessi nelle procedure, secondo la sentenza del Consiglio di Stato che ha chiuso l’impianto, per poi spedire il fascicolo direttamente all’Agenzia regionale per la sanità.

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Un passaggio che insospettisce non poco gli ambientalisti. Ma intanto, qualcuno guarda il bicchiere mezzo pieno: questa ricerca affidata ai tecnici Asl permetterà di fare nuovi esami sui cittadini, magari con tecniche innovative. E soprattutto, di stilare un nuovo studio epidemiologico, legato alle statistiche sui tumori della zona. Non solo: a rincuorare le associazioni è stato anche il Comune, impegnandosi a chiedere alla Regione di rivalutare il piano dei rifiuti attraverso una maggiore differenziazione. Un nuovo sistema che permetterebbe anche di riassorbire i dipendenti di Scarlino Energia in nuovi impianti.

I passaggi caldi di questo nuovo capitolo nella saga inceneritore sono arrivati nelle stanze scarlinesi, dove giovedì 29 gennaio si è riunita la Consulta dell’ambiente. Presenti il sindaco Marcello Stella, l’assessore Luca Niccolini e i tecnici, l’Asl, l’Arpat, le associazioni (comitato del No, Forum ambientalista, Sos Piana del Casone e Las) e l’opposizione consiliare, a cui non ha potuto aggiungersi il capogruppo Monica Faenzi impegnata nelle votazioni per il Quirinale. E, a proposito, non l’ha presa bene: «Stella, per evitare la mia partecipazione, ha convocato la consulta ora».

In ogni caso, la discussione è durata diverse ore ed è partita proprio dalla sentenza del Consiglio di Stato, su cui sono tornati sia Asl che Arpat assicurando che il loro lavoro negli anni è stato puntuale. «Abbiamo raccolto dati del sangue e del latte, senza trovare dati significativi» hanno detto in buona sostanza i tecnici. Ma qui sono arrivati gli appunti.

Primo: perché la grande maggioranza degli allevatori compra fieno e frumento altrove, quindi i dati del latte sono poco attendibili. Secondo: perché il sangue si ricicla costantemente e basta un antibiotico per sballare i valori. Queste le osservazioni mosse dalle associazioni, che hanno riscontrato la condivisione dei tecnici. Da qui, la proposta di fare nuove indagini (su un campione più largo rispetto agli 80 volontari dell’ultima volta) con tecniche innovative: ad esempio, facendo gli esami sul capello anziché sul sangue.

Allo stesso modo, verrà condotto un nuovo studio epidemiologico, dato che l’ultimo (su cui si sono basate tutte le autorizzazioni rilasciate all’inceneritore in questi anni) è datato al 2007. Uno studio utile per capire qual è veramente la condizione di salute del territorio, chiesto esplicitamente dal Consiglio di Stato nella sentenza, ma che insospettisce gli ambientalisti.

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