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Cromo in tre pozzi e contaminazione verso il mare: nuove e vecchie preoccupazioni per gli ambientalisti

Scarlino: dati recenti rivelano presenza, in passato, di un nuovo cancerogeno. Il geologo: "Segno che la bonifica non è stata sufficiente"

SCARLINO. Non c’è solo l’arsenico a impensierire il Forum Ambientalista. Nella falda acquifera della piana di Scarlino sono stati trovati valori, anche dieci volte più alti della media, di cromo esavalente, un cancerogeno di prima categoria.

I dati  sono stati rilevati da Arpat e  Scarlino Energia intorno all’inceneritore nei pozzi p3m5, p3m6, p3m1 nel 2010, 2011 e 2012. In tre pozzi, nel 2010, i valori erano di 52 microgrammi per litro; in un pozzo nel 2011 il valore è stato 11 e nel 2012 nello stesso  pozzo 7,2, quando il limite di legge è 5 microgrammi/litro.

«Senza allarmismi – spiega il geologo Lodovico Sola, invitato martedì 27 gennaio alla conferenza del Forum Ambientalista per illustrare lo stato della piana – va comunque definita entità, causa e origine del fenomeno che sicuramente potrebbe essere di estrema importanza per la salute umana».

Sola ha analizzato anche i risultati dei prelievi in due pozzi appena a sud del sito bonificato di Scarlino Energia. «Due pozzi hanno valori fuori norma – spiega Sola – che indicano come la bonifica sino ad ora eseguita non sia sufficiente, collegata probabilmente anche al fatto che oltre il limite di competenza di Scalino Energia, sono presenti altri depositi di ceneri

di pirite conosciuti da tempo, ma sui quali non si è intervenuti». Il rischio, secondo Sola, è che questo inquinamento “si muova” seguendo l’andamento della falda, che va un po’ verso l’area industriale di Follonica, attirata dai tanti pozzi che ci sono lì, ma soprattutto verso il mare.

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