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Scarlino Energia ferma l'inceneritore: "Ma è una sentenza ingiusta"

La società proprietaria dell'impianto: "Stupiti per la decisione del Consiglio di Stato. Fin dalle prossime ore svilupperemo ogni iniziativa perché sia ripristinato il nostro diritto a operare"

SCARLINO. L'inceneritore di Scarlino è stato spento. Dopo la sentenza del Consiglio di Stato, che stamani, martedì 20 gennaio, ha accolto il ricorso del Comune di Follonica e degli ambientalisti e annullato l'autorizzazione rilasciata nel 2009 dalla Provincia, la Scarlino Energia, società proprietaria dell'impianto, ha provveduto al fermo dell'impianto e ne ha dato comunicazione alle autorità competenti, coma lei stessa informa in un comunicato stampa divulgato intorno alle 18.45.

"La società si dichiara stupita della sentenza del Consiglio di Stato che annullando per difetto di istruttoria e di motivazione le autorizzazioni rilasciate dalla Provincia di Grosseto a Scarlino Energia, ha ancora una volta, come già successo nel recente passato, ribaltato il giudizio del Tar che invece non aveva accolto i ricorsi del Comune di Follonica e dei comitati", spiega Scarlino Energia. "Pur riconoscendo le “rilevanti esigenze di pubblico interesse soddisfatte dall’impianto”, il collegio giudicante (sezione quinta) ha ritenuto che “lo stato di salute delle popolazioni coinvolte e le condizioni dei corpi idrici presenti nell’area interessata dallo stabilimento in questione non siano state convenientemente disaminate e considerate”. Da qui il difetto di istruttoria e di motivazione degli atti impugnati. La sentenza è, in modo originale, basata su dati ricavati da relazioni prodotte da consulenti di parte e non sui pareri ufficiali degli enti pubblici competenti, Asl 9 e Arpat. Lo stato di salute della popolazione era stato infatti valutato dall’Asl, con previsione di aggiornamento nel corso dei successivi anni dello studio già correttamente condotto. E Arpat, nei successivi controlli, non ha mai rilevato alcun problema riconducibile alle attività del termovalorizzatore".

Quanto ai dati sulle diossine richiamati nella sentenza "sono _ dice Scarlino Energia _ in modo originale quelli del 2007 quando Scarlino Energia operò solo 3 mesi con biomasse vergini e non quelli del 2013, quando Scarlino Energia operava pienamente nelle attuali condizioni". 

Quanto alla moria dei pesci del primo dicembre 2012, citata in sentenza con responsabilità attribuite all’inceneritore, "è avvenuta _ dice Scarlino Energia _ durante il fermo dell’attività dell’impianto".

"E’ una sentenza ingiusta nel metodo e nel merito _ dice Scarlino Energia _. Nel metodo, perché da più valore all’opinione di un consulente di parte che non agli enti pubblici preposti alla tutela della salute e dell’ambiente. Nel merito, perché danneggia gravemente un’attività industriale che opera nel pieno rispetto della legge, con una funzione, la termovalorizzazione, considerata strategica nel ciclo dei rifiuti, mettendo a rischio l’occupazione di decine di lavoratori

e determinando un immotivato allarme sociale".

Scarlino Energia non ha intenzione di stare a guardare e annuncia che "provvederà fin dalle prossime ore a sviluppare ogni iniziativa perché sia ripristinato il proprio diritto ad operare, nel rispetto delle leggi dello Stato".

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