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Da Grosseto alla Siria, il viaggio della prima jihadista italiana. Su Facebook: "Allah dacci la vittoria sui miscredenti"

Per qualche mese, Maria Giulia Sergio, 27 anni, avrebbe vissuto in Maremma con il marito albanese, ma del loro passaggio non sembrano essere rimaste tracce

GROSSETO. «Allahumma rinsalda le nostre gambe e dacci la vittoria sui miscredenti». È il grido di battaglia di Maria Giulia Sergio. O di Fatima Az Zhara. È il grido di battaglia di una ragazza di 27 anni che si è convertita all’Islam e della quale si sono perse le tracce lo scorso settembre quando è salita su un aereo diretto in Turchia da Roma, dopo aver vissuto qualche mese a Grosseto con il marito di origini albanesi, musulmano come lei. Il suo nome, quello con il quale i genitori di Torre del Greco l’hanno iscritta all’anagrafe ventisette anni fa è finito nella lista dei 53 “foreign fighters”, i combattenti di frontiera pronti a partire per il medioriente. Per liberarlo dagli “infedeli”. Pronti poi a tornare nei loro Paesi e a diventare delle vere ve proprie bombe a orologeria, come è successo a Parigi nella strage di Charlie Hebdo.

Con lei, da Grosseto, sarebbero partiti anche alcuni amici del secondo compagno appartenenti alla comunità albanese islamica di Grosseto che sarebbe particolarmente sensibile al fascino dell'Islam e della chiamata alle armi nel nome del Califfato.

È una storia al condizionale, quella della ragazza di Torre del Greco che, trasferita a Milano con la famiglia, ha poi abbracciato l’Islam più integralista, quello della chiamata alle armi e della Guerra Santa contro gli infedeli. Perché a Grosseto, di lei oggi, non c’è alcuna traccia. Un fantasma coperto di nero dalla testa ai piedi con il niqab, il velo che lascia intravedere soltanto gli occhi. Ma in Maremma, nella comunità albanese islamica che si riunisce in via Genova, la strada che divide i capannoni della zona artigianale, del passaggio di quella ragazza non è rimasta traccia. O forse, quella traccia ora vuole essere cancellata.

«Non l’ho mai vista e non so chi sia - dice Sadiki Zejnulla, l’imam dell’associazione El Hilal - quel nome non mi dice proprio nulla». Maria Giulia, una volta abbracciata la religione islamica aveva cambiato nome scegliendo quello di Fatima, la quarta figlia di Maometto. La prediletta del profeta. E dal 2011, da quando aveva deciso di cambiare radicalmente vita e pensieri, anche la sua pagina di Facebook aveva cominciato a raccontare quella metamorfosi che l’avrebbe, secondo quanto dichiarato dal ministro dell’Interno Angelino Alfano, portata ad abbracciare la lotta armata. Ad arruolarsi nelle milizie di Al Baghdadi. Da tre mesi avrebbe fatto perdere le tracce tra le gole e le vallate dove i terroristi dell'Isis stanno conducendo un'offensiva a tutto campo contro l'esercito di Bashar Assad. Ma prima di salire su un aereo diretto in Turchia l’ultima sua residenza conosciuta è stata in Maremma.

Non a Grosseto, dove quel velo nero che le lasciava scoperto soltanto gli occhi sarebbe probabilmente rimasto impresso nella mente di qualcuno ma in un paese di cinquemila anime della provincia dove c’è una forte comunità albanese.

Dal 2013 fino a settembre, Maria Giulia sarebbe stata qui. E probabilmente dalla Maremma ha anche continuato a scrivere sulla sua pagina Facebook. Quella di una ragazza che ha smesso di leggere le riviste femminili, di mettere “mi piace” alle pagine dove si danno consigli per dimagrire o altre cose da donne per dedicarsi anima e corpo alla religione che aveva abbracciato. Era una combattente, anche virtuale. Una giovane che studiava all’università e che chiudeva ogni post con “Allah è grande”, anche quando scambiava due battute con le amiche sugli esami all’università. Ma è il niqab, il velo, il vero cruccio di Maria Giulia-Fatima. La ventisettenne, insieme alla sorella, anni fa aveva firmato un appello al senatore Carlo Azeglio Ciampi contro la legge che avrebbe vietato in italia di indossare appunto il niqab e il burqa. Un appello firmato anche da tante musulmane, molte della quali toscane. Sul diario virtuale della ragazza, Fatima prende il posto di Maria Giulia poco a poco. La trasformazione si completa quando la ragazza, una volta lasciato il fidanzato, si sposa con l’uomo di origini albanesi che avrebbe la famiglia in Maremma. Da Milano si sarebbero trasferiti qui: nella città dove, in un capannone di via Genova, una sera del 2013, arriva anche Shefqet Krasniqi, l’imam arrestato pochi mesi fa in Kosovo e accusato di reclutare jihadisti.

«A Grosseto - aggiunge l’imam del centro di via Genova - si è fermato soltanto una notte. Giusto il tempo di tenere l’incontro con la comunità per poi ripartire subito il mattino seguente».

Maria Giulia potrebbe averlo conosciuto. O forse, le idee di quell’imam che a Grosseto aveva parlato dell’Islam di pace e che poi è stato arrestato in Kosovo con l’accusa di aver arruolato jihadisti per la guerra in Siria, la ragazza le avrebbe potute conoscere attraverso il marito.

Lo diceva e lo scriveva tranquillamente anche in pubblico, Maria Giulia-Fatima: che l’islam avrebbe dovuto vincere contro gli infedeli. Lo scriveva su Facebook, dove la sua pagina è un susseguirsi di foto e immagini di donne con il velo in testa, coperte fino ai piedi. Che si tratti di lei, anche nella foto del profilo, o di qualcun’altra poco sembra contare. Perché è il simbolo che parla al posto della parole della ventisettenne che è passata dalla Maremma quasi come un fantasma. Il simbolo che può anche trasformarsi in un vezzo, per una giovane musulmana che sebbene integralista deve sposarsi: «Care sorelle c’è qualcuna di voi che ha delle foto di spose con niqab? Devo prendere spunto su come fare il mio niqab da sposa insciAllah». Parole scritte tre anni fa, prima che il cellulare della ragazza si spegnesse per sempre. Forse è in Siria, forse no - come sostiene sua madre- fatto sta che di Maria Giulia, ad oggi, non c’è più traccia.

COSA SCRIVE SU FACEBOOK

"Allahumma (forma vocativa di Allah, ndr) rinsalda le nostre gambe e dacci la vittoria sui miscredenti". Questo uno dei post visibili a chiunque sulla pagina Facebook della giovane passata da Grosseto e convertita all'islam.

 

In un altro messaggio pubblicato l'11 febbraio 2011 scrive: "Sto pensando che non c'e' altro Dio che Allah swt e che Mohammad (saws) è Suo servo e Suo inviato..". E poi anche: "In verità Allah ha detto 'Vincerò io e i miei servi credenti'".

Sul profilo personale del social network la giovane ha inserito tutta una serie di fotografie, che ritraggono donne che indossano il niqab, il velo integrale

 

 

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