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Addio a Vivarelli, re delle pale a vento

Raimondo junior aveva 90 anni e aveva sviluppato le fabbriche del nonno. Domani i funerali a Porto Santo Stefano

PORTO SANTO STEFANO. Si è spento sabato, nella sua casa di Porto Santo Stefano in cui viveva con i familiari, l'ingegner Raimondo Vivarelli, 90 anni compiuti lo scorso 22 marzo e una vita spesa per rendere la Maremma la terra fertile e rigogliosa che è adesso.

Sì, perché come fortunatamente tutti ancora ricordano, l'ingegner Vivarelli è stato l'unico dei nipoti di Raimondo senior che ha portato avanti le fabbriche di pale a vento da lui inventate nella seconda metà dell'Ottocento. Nell'epoca in cui le pianure del Grossetano erano in gran parte paludi dove proliferava la malaria, nonno Raimondo, anche lui ingegnere, spinse lo sguardo Oltreoceano e vide come i prototipi dei meccanismi per catturare l'energia del vento stavano cambiando il leggendario Far West. E importò l'idea da queste parti. Un'idea semplice quanto rivoluzionaria. Una grande ruota a pale prendeva l'energia dal vento ed essendo le pale orientabili poteva farlo sempre, da qualunque parte Eolo soffiasse. E l'energia eolica faceva salire l'acqua dei pozzi che i contadini avevano scavato. Risultato: campi sempre coltivati, i grandi appezzamenti di terreno, un tempo regno della terribile zanzara anofele che diffondeva la malaria, diventavano poderini gioiello e poi insediamenti abitativi sempre più importanti. Insomma, la Maremma di oggi, con i suoi borghi e il suo turismo anche enogastronomico perché prodotti buoni e genuini come da queste parti è difficile trovarne altrove.

La prima fabbrica di pompe a vento, nonno Vivarelli la eresse nel 1872 in un capannone di via Mazzini, poi sorse quella di via Senese a cui seguirono le esportazioni nei deserti africani. Dopo la sua morte, alla guida degli impianti si sono succeduti i quattro figli Luigi, Giovanni e Raffaello ma dei nipoti solo Raimondo ha preso e portato avanti l'eredità del nonno. Raimondo che ha sempre vissuto a Porto Santo Stefano con la moglie Francesca Pasqualini, anch'ella figura notissima per aver gestito per decenni la boutique La Vela sul piazzale dei Rioni. Raimondo che ha fatto sviluppare la fabbriche del nonno fino a cambiare l'aspetto stesso delle campagne maremmane, punteggiate da quelle enormi pale rotonde con la raggiera che girava continuamente. Cambiavano il modo di coltivare e accendevano la fantasia dei bambini, quelle pale che dagli anni Ottanta sono cominciate a diminuire per far posto a dispositivi a motore. Ma non sono scomparse, sono solo "volate" in Africa, nei deserti del Senegal e della Tanzania e persino in India. Ma nelle terre grossetane il mito di Raimondo Vivarelli junior non si è mai affievolito. E' sopravvissuto alla malattia che da una decina di anni lo aveva allontanato dalla vita pubblica e sicuramente sopravvivrà alla sua morte.

Domani alle ore 10 amici, parenti e colleghi si ritroveranno nella chiesa di Santo Stefano Protomartire per dargli l'ultimo saluto. E stringersi intorno alla moglie Francesca ed ai figli Alessandra e Giovanni con i nipoti Emma, Cecilia, Margherita e Giovanni. Gli stessi che solo cinque mesi fa avevano festeggiato i 90 anni di quell'uomo dall'intelligenza viva

e dalla grande apertura mentale. A tutti loro vanno le condoglianze anche de parte del Tirreno. Da sabato la Maremma ha perso un uomo che aveva capito che il nonno gli aveva lasciato nelle mani la chiave per aprire le porte della prosperità alla terra che lo aveva accolto.

Paola Tana

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