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Arsenico nella piana: «Bonifiche inefficaci, adesso ne abbiamo le prove»

Gli ambientalisti invocano un osservatorio aperto alle associazioni: «Dopo 13 anni gli enti chiedono le stesse prescrizioni che chiedemmo noi»

SCARLINO. Non sono bastati tredici anni di distanza per bonificare la piana di Scarlino dalla contaminazione da arsenico. Dopo tredici anni gli uffici tecnici di Arpat, Asl e Provincia tornano a chiedere le stesse prescrizioni al Progetto di bonifica delle falde idriche che avevano chiesto nel 2001 alla Nuova Solmine per la bonifica della sua area. Insomma, siamo punto e a capo se non peggio di prima, visto che le nuove rilevazioni dicono ufficialmente che gli interventi di bonifica fatti finora hanno fallito.

È una denuncia preoccupante quella che gli ambientalisti del Forum beni comuni, del comitato No all’inceneritore e dell’associazione Lavoro, ambiente e salute tornano a sollevare sulla questione dell’inquinamento da arsenico nella piana di Scarlino.

Dopo il polverone scatenato lo scorso febbraio, dopo la prima conferenza dei servizi, gli ambientalisti rendono noti i pareri di Comune di Scarlino, Asl e Arpat presentati nella seconda riunione della conferenza, convocata lo scorso 29 aprile senza la partecipazione pubblica.

Comune, Asl e Arpat chiedono chiarimenti e approfondimenti sulle rilevazioni, sulle fonti di inquinamento e sulle indagini anche nella falda potabile. Chiedono insomma che sia prodotto un modello concettuale del piano di bonifica abbozzato dalla società Ambiente per conto del Comune di Scarlino.

«I documenti tecnici ufficiali confermano sia il nostro allarme sulla diffusione dell’inquinamento di arsenico nella piana di Follonica e Scarlino che l’inefficacia delle bonifiche finora autorizzate, che hanno consentito il rilascio di autorizzazioni all’esercizio dell’inceneritore», spiega Roberto Barocci del Comitato Beni Comuni della provincia di Grosseto.

Barocci ricorda che in quegli anni la Procura di Grosseto aprì un procedimento penale, affidando le indagini tecniche ad esperti di grande valore, e aveva reso note le prime risultanze tecniche. «Successivamente il procuratore si trasferisce e dell’inchiesta non si saprà più nulla», spiega Barocci.

«Negli anni successivi gli stessi Uffici Tecnici cambiano radicalmente opinione: non richiedono la esecuzione delle prescrizioni già date, autorizzano e certificano come valide finte bonifiche, che usano rifiuti tossici e nocivi come materiale di copertura (vedi vecchi bacini fanghi Solmine) o di bonifiche parziali (vedi San Martino), omettono di applicare la legge arrivando ad autorizzare una bonifica per fasi successive, in tempi ventennali (vedi sito di Scarlino Energia), ma senza conoscere il progetto unitario».

Gli ambientalisti hanno segnalato innumerevoli volte agli stessi uffici il mancato rispetto di quelle prescrizioni, ma invano. «Dieci anni fa chiedevamo che fosse prodotto un bilancio di massa per l’arsenico (cioè quantificare le entrate e le uscite dagli impianti), esattamente come lo abbiamo chiesto pochi mesi fa, nell’ultima conferenza dei servizi del Comune di Scarlino, per sapere quanto ne è stato disperso nell’ambiente».

Due diversi gruppi di studio dell’università di Siena (dei professori Tiezzi e Riccobono) presumono che sia avvenuta una dispersione di diverse migliaia di tonnellate di arsenico nella piana di Scarlino/Follonica, «mentre le tecniche proposte oggi per la bonifica prevedono la sottrazione di poche decine di chili nei prossimi 15 anni», conclude Barocci.

Oggi gli ambientalisti, carte alla mano, confidano che i nuovi amministratori (sia Scarlino che Follonica hanno eletto nuovi sindaci, rispettivamente

Marcello Stella e Andrea Benini) di prendere atto dei nuovi documenti e di istituire un osservatorio in cui anche i rappresentanti delle associazioni ambientaliste possano sedere e abbiano diritto di voto.

(Nella foto, da sinistra: Roberto Barocci, Mario Monciatti e Antonio Pavan)

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