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Morte di Valentina: «No all’archiviazione» La famiglia Col vuole nuove indagini

La difesa evidenzia sottovalutazioni: «Va considerata la relazione degli ispettori ministeriali»

ORBETELLO. La famiglia di Valentina Col, la 17enne romana morta il 25 agosto scorso all’ospedale di Orbetello, si è opposta alla richiesta di archiviazione dell’inchiesta con 10 indagati formulata dal sostituto procuratore Laura D’Amelio.

Il difensore Patrizio Alecce chiede in sostanza nuove indagini: in altre parole, chiede una nuova consulenza e che vengano sentiti gli ispettori del ministero della Salute, Alessandro Ghirardini e Angela De Feo, che il 30 agosto condussero l’indagine. Come primo atto, tuttavia, viene sollecitato il sequestro della cartella clinica.

Il legale di babbo Massimiliano e mamma Francesca ha raccolto e condensato le osservazioni contenute nella relazione del proprio consulente, il professor Natale Mario Di Luca. Quest’ultimo ha ritenuto lacunose e incongruenti parti della consulenza del professor Vittorio Fineschi, incaricato dalla Procura. Specialmente per quanto riguarda il comportamento dei medici: mentre il pm, sulla scorta delle conclusioni di Fineschi, ritiene i sanitari indenni da censure, il professor Di Luca spiega che vi sono stati passaggi meritevoli di approfondimenti maggiori e diversi. Ad esempio sui sintomi della formazione del trombo, che sarebbero comparsi molto prima rispetto alla mattina della morte di Valentina. Ad esempio su una nuova lettura dell’esame radiografico, che sarebbe stato mal interpretato dai sanitari.

L’avvocato Alecce cita un passaggio della relazione degli ispettori ministeriali: «Appare incomprensibile la sottovalutazione del dato relativo alla persistente tachicardia... soprattutto trattandosi di donna giovane, che svolgeva attività sportiva, con temperatura corporea di 37,5º. Si tratta di elementi semeiologici che avrebbero dovuto indurre ad allargare il ragionamento clinico, utilizzando criteri diagnostici inclusivi e non esclusivi».

A proposito dell’assunzione del contraccettivo - che secondo Fineschi non avrebbe comunque potuto indurre i medici a praticare una profilassi antitrombotica - Di Luca osserva che vi sarebbe stata una carenza di approfondimento. Gli ispettori scrivono che il dottor CP (il 21 agosto, il giorno dell’ingresso in ospedale) aveva riferito «di aver chiesto alla giovane se assumesse contraccettivi orali, ricevendo come risposta dalla madre della ragazza: l’ha sospesa». Un’informazione che non era stata indagata: un approfondimento avrebbe consentito di chiarire che la sospensione era dovuta alla coincidenza con il ciclo mestruale. Ciò avrebbe dovuto indurre i medici ad attribuire un fattore di rischio maggiore, sempre secondo il legale della famiglia Col, nella compilazione dell’apposita scheda.

Alecce lamenta in definitiva che il pubblico ministero «abbia motivato la richiesta di archiviazione sull’esclusivo apporto di una consulenza medico-legale di cui sono state poste in luce omissioni e contraddittorietà, e abbia del tutto omesso di avvalersi delle puntuali

osservazioni e note critiche espresse dal ministero della Salute in occasione dell’ispezione originata dall’evento morte di una giovane diciassettenne che godeva di ottimo stato di salute, anche in ragione dell’attività agonistica dalla stessa esercitata».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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