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«Il mio Mario, scontroso e indimenticabile». A Veronesi il premio Monicelli

Domani sera, venerdì 2 maggio, il regista pratese sarà al Teatro Moderno di Grosseto con Sergio Rubini, Riccardo Scamarcio e Valeria Solarino

Venerdì sera sarà al Teatro Moderno di Grosseto, nella città che, insieme a tutta la Maremma, ha eletto come confine della sua Toscana. Giovanni Veronesi, regista pratese di tante commedie, riceverà il Premio Mario Monicelli. Il premio a cui teneva di più, sottolinea. Perché con il suo collega scomparso quattro anni fa, era legato a doppio filo. Per i film che aveva girato, ma anche per quel fare burbero che in qualche modo rappresenta i caratteri di entrambi. “È il premio al quale tengo di più - spiega Giovanni Veronesi - e che mi venga consegnato proprio a Grosseto mi sembra la sintesi di un sogno. Se potessi, arriverei al moderno con il mio cavallo, da vero buttero”.

Ricorda il primo incontro con Mario Monicelli?

“Eravamo a un festival, tantissimi anni fa. Me lo presentarono ma lui non mi degnò di uno sguardo. Era fatto come me: scontroso con le persone che non conosceva. Poi cominciammo a parlare e piano piano ci siamo piaciuti. Per me era come conoscere un mito e non sono rimasto deluso. Le nostre personalità erano in perfetta sintonia”.

Che cosa ha rappresentato per lei Monicelli?

“Mario per me era come il Fellini per altri registi. Ognuno ha un suo Fellini al quale ispirarsi, io ho sempre avuto invece Monicelli. Era esattamente come i suoi film: senza fronzoli, essenziale. Ed è a quel modo di lavorare che ho sempre cercato di ispirarmi nella regia dei miei film”.

Si intuisce anche “Nell’ultima ruota del carro”.

“Sì, esattamente. Mi ha influenzato molto la sua essenzialità che veniva poi inserita in una cornice apocalittica. Ho raccontato gli ultimi trent’anni del nostro Paese attraversati da un uomo qualunque, un personaggio minimo. Un po’ come i soldati della Grande guerra. Non mi vergogno a dire che qualche volta l’ho copiato”.

Ora arriva questo premio. Se l’aspettava?

“C’è un aneddoto che mi è tornato alla mente quando Mario Sesti, organizzatore del Premio, mi ha comunicato che ero stato scelto io. Una volta Monicelli mi disse: faranno un premio alla mia memoria e lo vincerai tu. Ma non andare a ritirarlo. Io invece ci sarò e chiederò scusa a Mario per questo sgarbo”.

Ci saranno tutti a festeggiarla, e lo faranno a Grosseto. È contento?

“Sì. Dopo aver ricevuto le chiavi della città di Castiglione ora anche

il Premio Monicelli. La Maremma è sempre più la mia terra e ormai mi sento più Toscano del sud che del nord, nonostante le mie origini pratesi. Prato è come il primo bacio, la città dove sono cresciuto. Ma ritirare un premio a Grosseto, e poi questo dedicato a Mario, mi rende davvero felice”.

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