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«Geotermia più sporca delle centrali a carbone»

Il caso degli impianti amiatini oggi alla Camera con un convegno e un picchetto

Il caso geotermia in Amiata approda oggi (5 marzo 2014) alla Camera nella Giornata di mobilitazione nazionale contro la geotermia elettrica indetta dalla Rete nazionale no geotermia.

L’occasione è un convegno in sala della Mercede (alle 9.30) al quale partecipano ambientalisti, studiosi, parlamentari e rappresentanti ministeriali, che sarà seguito da una conferenza stampa trasmessa in streaming (alle 15). Contemporaneamente ci sarà un presidio all’esterno della Camera in piazza Montecitorio in cui gli ambientalisti distribuiranno volantini ai passanti e ai deputati per informarli dell’ultimo “capitolo” della loro battaglia contro lo sfruttamento geotermico in Amiata: la concessione alle centrali amiatine di finanziamenti pubblici destinati a chi produce energia pulita, quando un recentissimo e autorevole studio dimostra che l’impatto della produzione di elettricità da geotermia sarebbe perfino maggiore di quello della produzione di elettricità da combustibili fossili. Per la provincia di Grosseto sarà presente una delegazione capeggiata dal coordinatore di Sos geotermia, Roberto Barocci, membro della presidenza del convegno.

«Il Parlamento italiano – spiega Sos geotermia – ha deciso d’incentivare con una gran quantità di risorse economiche la produzione di energie pulite per contrastare le emissioni in atmosfera di gas clima alteranti, per il contenimento delle emissioni di gas serra, per lo sviluppo delle fonti rinnovabili e dell’efficienza energetica, anche per limitare l’energia prodotta dal carbone che è quella più pericolosa per salute e cambiamento climatico». A pagare questi incentivi, ricordano da Sos geotermia, «sono tutti i consumatori di energia con una tassa sulle bollette elettriche».

Tra i destinatari, in Toscana, ci sono le centrali geotermiche dell’Amiata, «una fonte – dice Sos geotermia – che invece è più inquinante di quella del carbone». Un non senso, secondo il comitato.

A sostegno di questa affermazione, Sos geotermia cita un articolo scientifico uscito il 1º marzo sul Journal of cleaner production, dal titolo Environmental impact of electricity from selected geothermal power plants in Italy, scritto da Mirko Bravi, ricercatore all’università di Pisa, e Riccardo Basosi, professore ordinario di chimica fisica all’università di Siena, nominato dall’ex ministro dell’Istruzione Carrozza rappresentante italiano nel Comitato di Horizon 2020, programma quadro della ricerca europea per il 2014-2020.

Nell’articolo i due studiosi arrivano alla conclusione che le centrali geotermiche dell’Amiata, a parità di energia prodotta, non solo «sono più inquinanti di quelle a carbone per le immissioni in atmosfera di gas serra e acidificanti, ma emettono anche notevoli sostanze cancerogene», spiega Sos geotermia.

Il comitato ricorda che è «statisticamente dimostrato che in Amiata molte malattie sono dovute alla presenza crescente delle stesse sostanze emesse anche da quelle centrali: mercurio, arsenico, boro, radon» e che la mortalità negli uomini è più alta del 13 rispetto alla media dei comuni limitrofi non geotermici. A fronte di questi dati i politici, dice il comitato, foraggiano la geotermia amiatina con contributi pubblici destinati

a forme di produzione di elettricità pulita. Gli ambientalisti parlano senza mezzi termini di un «raggiro che sembra impossibile e che invece sta avvenendo da molti anni e nessuno ancora interviene». E oggi porteranno le loro istanze dentro e fuori il Parlamento.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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