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«L’arsenico si è propagato a Follonica»

Risultati choc nell’ultimo studio sull’inquinamento della piana di Scarlino. Barocci: «Vietare subito di emungere l’acqua»

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SCARLINO. Tre macchie viola scuro si allargano in cerchi concentrici color fucsia, poi rosso, poi arancio e quindi giallo. E il giallo si allunga a est e a ovest della zona industriale della piana di Scarlino, ben oltre il canale Solmine, fino a ricoprire il quartiere Cassarello di Follonica. La legenda non lascia spazio ai dubbi: la zona contaminata da arsenico nella piana di Scarlino ha oltrepassato di gran lunga i punti in cui era circoscritta fino al 2011.

La tavola 4c fa parte dello studio commissionato dal Comune di Scarlino alla società Ambiente di Firenze, che si è aggiudicata la gara per studiare la situazione della contaminazione da arsenico della falda superficiale ed elaborare un progetto di bonifica. Aggiornato al 16 maggio 2013, è l’ultimo studio sulla zona ed è stato presentato lunedì in conferenza dei servizi a Scarlino (presenti Comune, Regione, Provincia, Arpat, Asl). E descrive una situazione allarmante.

(Nella foto di sinistra, la mappa dell'inquinamento nel 2011, realizzata dallo studio Donati-Biondi. Nella foto di destra, la mappa dell'inquinamento nel 2013, realizzata dallo studio Ambiente)

La tavola evidenzia tre focolai (uno a due teste) di inquinamento, indicati con il colore viola. Viola significa la più massiccia presenza di arsenico, da 800 a oltre 1200 microgrammi per litro; poi, a scendere, fucsia da 600 a 800; rosso tra 550 e 600; arancio da 350 a 550 e infine giallo da 10 a 350 microgrammi per litro. Per chi non lo sapesse già, il limite di legge per la concentrazione di arsenico nell’acqua è di 10 microgrammi per litro (nella cartina corrisponde al colore bianco).

Confrontandola con la cartina che si riferisce al 2011, la differenza è evidente. In questa mappa i livelli di arsenico sono indicati con cerchietti rossi. Quelli più piccoli indicano concentrazioni di arsenico entro i 10 microgrammi per litro, cioè nella norma. Quanto alla zona verso Follonica, non risulta contaminazione.

Il sindaco, Maurizio Bizzarri, intervistato dal Tirreno, ha dichiarato che la zona inquinata non si era allargata. Dopo la sua dichiarazione, la parola va al portavoce del Forum Ambientalista, Roberto Barocci, che da anni combatte perché siano riconosciute le responsabilità sull’inquinamento della piana e denuncia i rischi per la salute connessi alla contaminazione. Anche Barocci lunedì era presente alla conferenza. E rende noti i dati discussi al tavolo, che descrivono una situazione ben più grave.

Barocci, a che risultato è giunto questo ultimo studio?

«Gli studi precedenti, in particolare lo studio Tiezzi del 2002 e lo studio Biondi Donati del 2011, commissionato dalla Provincia, limitavano l’inquinamento all’area tra il canale allacciante a est e il canale Solmine a ovest. Rispetto a questi studi le nuove planimetrie evidenziano un allargamento dell’inquinamento, soprattutto arsenico e manganese, a tutta l’area industriale di Follonica e a una parte di Cassarello».

A che livello è l’arsenico?

«Nella zona storicamente più inquinata è pericolosissimo. L’arsenico è a un livello tale che basterebbe lavarsi le mani con quest’acqua per sviluppare tumori della pelle. Ma in questo caso l’ordinanza del Comune di Scarlino che ne vieta l’emungimento ai privati garantisce contro questo rischio. Purtroppo però i dati che abbiamo in quest’ultimo studio dicono che c’è un pericolo molto serio anche nel comune di Follonica».

Ed è un pericolo nuovo?

«Sì, nuovo da due anni a questa parte o, almeno, non precedentemente segnalato. Se poi qualcuno dice che non c’è nulla di nuovo, vuol dire che in passato non hanno segnalato una condizione pericolosa per la popolazione. E ciò sarebbe molto più grave».

Che rischi corre la gente?

«Nel comune di Follonica i valori sono 50 volte superiori ai limiti di legge. Ma bisogna essere onesti e non fare allarmismo: il colore giallo dice che qui l’acqua è pericolosa se si beve per molto tempo. Solo dove è segnalato il rosso significa che l’acqua è pericolosa anche per l’annaffiatura».

Però la zona rossa avanza su Follonica. Perché?

«Il movimento di queste falde, è dimostrato, è condizionato dai pozzi presenti nella zona di Follonica che sottraendo pressione nei punti di emungimento producono una depressione che richiama acqua. Ciò dimostra che le barriere fatte finora non hanno avuto effetto, tant’è che nel nuovo progetto sono sostituite. Che fare? È necessario che il Comune di Follonica intervenga subito e imponga il divieto all’emungimento dell’acqua. È in gioco la vita di chi la usa».

Anche la contaminazione da manganese si è allargata?

«Sì, e anche questo è preoccupante. Il manganese non è cancerogeno ma è comunque tossico. In alcune zone è 5 volte più alto della norma. E arriva fino alla zona sportiva».

Alla fine quanto arsenico c’è nella falda?

«Purtroppo storicamente si è sottovalutata la quantità di arsenico disperso negli anni dall’attività industriale di Eni. L’unico studio recente che ha quantificato la probabile dispersione di arsenico nell’area è lo studio Tiezzi del 2002 che parlava di un probabile inquinamento di 539 milioni di metri cubi d’acqua. Come dire un campo di calcio alto 53 chilometri. La nostra legislazione, purtroppo, stabilisce limiti di emissione e pericolosità solo in base al parametro della concentrazione, in questo caso i microgrammi per litro. Ma questi criteri andavano bene 50 anni fa, rispetto agli inquinanti allora in gioco, quando i “contenitori” acqua o atmosfera potevano esser considerati illimitati. Con le tecnologie

di oggi non basta: non è vero che il “contenitore” è illimitato. Le tonnellate di arsenico da qualche parte vanno smaltite. Bisogna dire basta a un’impiantistica che concentra le quantità. È un problema culturale».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

 

 

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