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Ramstein, un dossier dei familiari sull’incidente del 1988

«Non è stato provocato da un errore di Nutarelli», indagini difensive per riabilitare l’immagine dei piloti grossetani

«L’incidente di Ramstein non è stato provocato da un errore di Nutarelli». Il giorno del trentatreesimo anniversario della strage di Ustica, le parole dell’avvocato siciliano Daniele Osnato che da 15 anni lavora giorno e notte a questa vicenda, sono macigni che pesano anche a Grosseto. La Germania è lontana, il 1988 ormai fa parte di un’altra epoca e in città c’è anche chi non ha mai saputo che uno dei protagonisti della strage di Ustica, uno dei piloti dell’Aeronautica militare morto durante le esibizioni delle Frecce Tricolori a Ramstein appunto, si chiamava Ivo Nutarelli ed era uno dei piloti più esperti che l’aviazione aveva a disposizione.

Insieme a Mario Naldini, 33 anni fa decollarono dal Baccarini a bordo di un biposto da addestramento TF-104. E mentre erano in missione sul circuito Grosseto-Firenze-Bologna-Villafranca-Grosseto, Nutarelli e Naldini si accorsero che nel cielo sopra al Tirreno qualcosa non quadrava. C’erano altri velivoli, secondo la ricostruzione fatta successivamente dalla procura, e c’erano aerei militari che viaggiavano sul corridoio aereo civile. Una circostanza, questa, che non quadrò ai due militari. Appena scesi a terra, andarono subito a raccontare quello che avevano visto al colonnello Pierangelo Tedoldi, comandante dell’aeroporto di Grosseto. «Ma il colonnello morì un mese e mezzo dopo - aggiunge l’avvocato - in un incidente in auto insieme a sua moglie e ai suoi figli». Altre morti sospette seguirono quelle di Tedoldi: il capitano Gari, responsabile della sala radar di Poggio Ballone, stroncato da un infarto a 32 anni, Alberto Mario Dettori, che era nella sala radar la notte della tragedia e che si è impiccato nel 1987. L’anno successivo, l’incidente di Ramstein. In Germania morirono tre piloti: Nutarelli, Naldini e Alessio. E l’incidente provocò la morte di 67 persone e il ferimento di altre 346.

Ora, le indagini difensive del pool coordinato dall’avvocato Osnato, scriverà un altro capitolo di una storia che ancora sembra non avere né capo e né coda. Il fratello di Ivo Nutarelli, Giancarlo, non ha mai smesso di combattere la battaglia per riabilitare la figura dell’aviere. «Era impossibile che Nutarelli facesse uno sbaglio del genere - aggiunge l’avvocato - a Ramstein non c’è stato un incidente, ma un omicidio». Le perizie stilate dai tecnici sui tre Aermacchi Mb-339 raccontano un’altra verità: i fermi dell’aereo non avrebbero funzionato correttamente. Nutarelli cerca di non far precipitare il velivolo, compie almeno sette manovre. Troppe, secondo la controinchiesta voluta dai familiari, per correggere un errore.

LE DRAMMATICHE IMMAGINI DELL'INCIDENTE

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