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«Al Casone emissioni fuori norma già da gennaio»

L’avvocato Fazzi, che cura la class action, presenta i dati forniti ad Arpat da Scarlino Energia e registrati dall’impianto di monitoraggio della società

SCARLINO. «Scarlino Energia sapeva ma non ha fatto nulla». Pesano come un macigno le parole di Roberto Fazzi – l’avvocato che segue la class action avviata da una settantina di cittadini e quattro associazioni di categoria – che ieri mattina (martedì 18 giugno 2013) ha sciorinato tutti i dati che sarebbero in possesso all’Arpat e che verranno pubblicati nei prossimi giorni sul sito dell’Agenzia regionale per l’ambiente. Dati che riguardano l’emissione di diossina dai forni 1 e 2 dell’impianto del Casone e che sarebbero stato registrati proprio dall’azienda attraverso un sistema di monitoraggio che si chiama Amesa. Dati che confermerebbero che Scarlino Energia sapeva di quelle emissioni già prima che arrivasse la verifica dell’Arpat del 15 maggio. Pochi giorni prima Scarlino Energia aveva chiuso in autotutela un forno perché le emissioni erano superiori al limite di legge. «Per questo - dice l’avvocato

Fazzi - stiamo valutando anche i risvolti penali della vicenda». La situazione, conclude Fazzi, «sta rischiando di mettere in ginocchio l’intera economia del golfo, economia che vive sul turismo e che non può andare d’accordo con quello che sembra essere davvero un disastro ambientale».

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