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Concordia, chiesto «un danno punitivo» come negli Usa

L’avvocato Gabrielli: «Inapplicabili le tabelle degli incidenti Questo è un evento grave al pari di quello della Thyssen»

GROSSETO. Costa Concordia? Banalizzando, si può dire che è come la Thyssen di Torino. Una tragedia grande che deve comportare un risarcimento grande. Esemplare. Perché il rischio, se il giudice applicasse le tabelle applicabili a un comune incidente stradale, è quello che «i naufraghi possano ricevere un risarcimento addirittura inferiore a quello proposto dalla compagnia».

Lo dice l'avvocato Massimiliano Gabrielli, in rappresentanza del pool Giustizia per la Concordia, che oggi chiederà la citazione di Costa come responsabile civile. E che rispondendo al legale della compagnia che definiva speculazioni la richiesta di 1 milione di euro per passeggero (e il pool ne rappresenta cento), spiega che «l'importo chiesto è in linea con le richieste avanzate negli Usa da molti altri passeggeri, dove è riconosciuto il principio di danno punitivo come risarcimento del rischio e timore di perdere la vita. E non si può correre il rischio che ci siano cittadini di serie B, cioè quelli che hanno riconosciuto la giurisdizione italiana o che magari non avevano le risorse per affrontare una causa all'estero».

Aggiunge Gabrielli: «Le spiego perché non è peregrino chiedere un danno punitivo. Il naufragio è stato un evento a risonanza planetaria, nel momento in cui Costa Crociere era al top in tutti i campi. Eppure non ha investito sulla sicurezza, perché l'incidente probatorio ha dimostrato che alcune porte erano bloccate dalla ruggine, che il personale era impreparato alle emergenze e che addirittura non parlava né italiano né inglese. Dunque le liquidazioni non possono essere paragonabili a quelle di un normale incidente. Dovrebbero essere un monito per gli altri consociati e per Costa per il futuro. Dovrebbero essere un modello da imporre».

Poi il paragone: «Anche per Thyssen si parla di un evento gravissimo avvenuto in una città come Torino che è il simbolo dell'industrializzazione italiana - spiega Gabrielli - Anche lì si è scoperto che è stata sottovalutata la sicurezza, che non ci sono stati controlli. Lì sono stati risarciti anche coloro che non sono morti, anche chi ha vissuto il pericolo. Anche la Regione Piemonte ha avuto 1 milione, altri enti si sono visti riconoscere da 5 a 7 mila euro».

E sulla nave c’erano persone che pur non avendo subìto conseguenze fisiche sono rimaste condizionate dall’evento. «Si chiama post traumatic stress - dice Gabrielli - C’è chi ha ancora difficoltà a spostarsi su un traghetto o a frequentare posti affollati, o al buio: sono eventi che ricordano loro il naufragio di quella notte, in quella nave alta 60 metri, con le persone sballottate da un ponte all’altro e da un lato all’altro».

Giustizia per la Concordia non solo «confida che il Tribunale di Grosseto dimostri una sensibilità

per questa tematica giuridica pari all’efficienza organizzativa dimostrata» ma chiede anche «che la responsabilità venga spostata verso l’altro. Qui è come un’auto che va per il centro di Grosseto a 300 all’ora: non è una colpa, è un dolo eventuale. E come tale va riconosciuto».

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