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Divieto di bruciare sterpaglie nei boschi Agricoltori in crisi

Saranno costretti a spendere 400 euro per i trinciatutto «Dovremo vendere i terreni se qualcuno non interviene»

AMIATA. Non si può bruciare più ramaglia e sterpaglie in Amiata? Gli agricoltori si ribellano e minacciano di scendere in piazza con i forconi. Non bastano più in Amiata le aziende artigianali e industriali, grandi e piccole, in odore di chiusura o di sofferenza. Ora ci si mettono anche le disposizioni di legge per l’agricoltura a tartassare i proprietari.

La motivazione è presto detta: non si possono più bruciare sterpaglie, erba, diliscature, tralci e così via. Il proprietario dovrà comprarsi un trinciatutto o chiamare una ditta specializzata per il trattamento delle sterpaglie. Un divieto che non solo interrompe una tradizione storica di tutta la montagna, regolamentata da decenni, ormai, da scadenze precise e rispettatissime dagli agricoltori (mesi di abbruciatura, orari, rispetto delle regole), ma che di fatto impone spese in eccesso per tenere in ordine magari un piccolo castagneto, una vigna, qualche pianta di olivo, un giardino, un orto.

Se si considera, infatti, la parcellizzazione del territorio boschivo e coltivato dell’Amiata, dove per la maggior parte i terreni posseduti non arrivano ad 1 ettaro, si comprende che il minimo guadagno che poteva arrivare da lavori spesso svolti per hobby e con grande sacrificio personale, adesso non converranno più. Infatti, attivare una ditta specializzata nel trattamento o, al limite, comprare per la propria proprietà un trinciatutto (prezzo medio circa 4000 euro), comporta, oltre alla noia burocratica, anche un costo notevole. E già da ora, mentre serpeggia un malcontento inarrestabile, sono già molti quelli che stanno decidendo o di vendere o di lasciare i loro piccoli appezzamenti al loro destino se non ci sarà un’inversione di rotta. Se si aggiunge, poi, a tutto questo, che a causa del cinipide, i castagneti stanno subendo un colpo da cui si rialzeranno solo fra diversi anni, risulta chiaro che per l’agricoltura, fiore all’occhiello dell’Amiata, si tratta di una ennesima batosta.

«Non bastava il cinipide nei castagni, la siccità, il gelo, le grandinate - si lamenta un gruppo di agricoltori inferociti - Adesso al proprietario anche di piccolissimi appezzamenti di castagni o di olivi o di una vigna, è vietato bruciare le potature di olivo, i tralci di vite e le ramaglie di castagno. Senza considerare i giardini. Invece di venire incontro a queste piccole attività che tengono in ordine bosco e territorio, magari compartecipando, con contributi a chi vuole risistemare le strade nei castagni, ad esempio (tanto per dirne una), pensano solo a mettere balzelli, lacciuoli, imposizioni. Intanto chiediamo di eliminare immediatamente questa disposizione. Se c’è una circolare applicativa del Decreto Legge 3 dicembre 2010, invitiamo i sindaci, i presidenti delle Unioni, l’assessore regionale e provinciale all’agricoltura, le associazioni di categoria a intervenire immediatamente perché tutto questo massacro sia interrotto seduta stante».

Se le sterpaglie non possono essere bruciate, dicono «allora si attivi pure una ditta, ma a costo zero per i proprietari. È davvero stupefacente essere obbligati a smaltire con questo sistema costosissimo, ciò che finora veniva bruciato tradizionalmente. Speriamo che chi di dovere si metta una mano sulla coscienza e subito interrompa questa disposizione».

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