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Archeologia Una nuova scoperta sotto Montegiovi

CASTEL DEL PIANO. Due appassionati amiatini di archeologia, ma soprattutto esploratori del territorio – Gianni Cannavale e Franco Martinelli di Castel del Piano –hanno indivisuato un insediamento...

CASTEL DEL PIANO. Due appassionati amiatini di archeologia, ma soprattutto esploratori del territorio – Gianni Cannavale e Franco Martinelli di Castel del Piano –hanno indivisuato un insediamento romano nella valle dell’Ente, ai piedi di Montegiovi, in una zona a ridosso della confluenza fra il torrente Zancona e il torrente Ente.

«È una novità, perché il sito non è conosciuto e ho provveduto a segnalarlo alla soprintendenza di Firenze con formale comunicazione. La scoperta è stata effettuata da me e da Franco Martinelli».

Ma cosa è stato ritrovato? «Si tratta in pratica – spiega Cannavale – di una costruzione semicircolare in pietra, del diametro di una decina di metri, che spunta sulla sommità di un poggetto. È evidente l’azione dell’uomo, specie per ciò che riguarda il terreno rialzato in modo artefatto. Sul posto affiorano blocchi lavorati e squadrati di peperino.

Nell’area erano state segnalate, in passato, delle tombe romane a cassetta, delle quali, però, si è persa ogni sorta di indicazione, raccontano Cannavale e Martinelli, che aggiungono: «La scoperta, con le dovute cautele mancando un’opera adeguata di scavo, potrebbe essere riconducibile a un insediamento rurale dell’età imperiale romana. È emblematico notare come tale scoperta si possa interfacciare con l’insediamento comunemente denominato “Villa del Noceto” e con l’iscrizione romana, presente a Montelaterone, relativa al dio Giove».

I due ricercatori fanno riferimento, dunque, al Noceto, una delle zone più fertili e ricche di acqua del comune di Castel del Piano dove alcuni anni fa furono rintracciati segni di opus reticulatum, seguendo i quali fu dimostrato che nel sito sorgeva una villa romana e si tenevano culti pagani alla dea Flora che ha dato, poi, il nome alla località e alla chiesa medievale che qui sorgeva.

Ma segni e tracce di antropizzazione romana ed etrusca interessano tutta la montagna amiatina: dai toponimi Seggiano (Seius), Montegiovi (Mons Iovis), Montelaterone, dove è nota la targa votiva a Giove. «Questo ritrovamento accresce l’interesse per la zona – dice Cannavale – considerando che poco o nulla è finora emerso e che il versante Grossetano dell’Amiata non è mai stato oggetto di attenti studi e ricerche anche sul campo. Sporadici, infatti, sono i ritrovamenti di tombe, mentre è risaputo che, durante i lavori agricoli, sono state rinvenute varie tipologie di inumazioni che sono state, però, sempre taciute. Ritengo che questo modo di fare arrechi un forte danno non solo alla ricerca storica e archeologica, ma anche al turismo che, in qualche modo,

potrebbe essere incentivato da ritrovamenti di una certa importanza. Per ora è stata data comunicazione alla soprintendenza e si spera di riuscire a far sfociare la segnalazione in una ricerca più approfondita e avvalorata anche con una campagna di scavi». (f.b.)

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