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È piovuto più che nel novembre 1966

I dati sono impressionanti: a San Donato in due giorni tanta acqua come (in media) in otto mesi degli ultimi anni

GROSSETO. Dopo tre giorni con il fiato sospeso oggi finalmente cesserà l’allerta per l’Ombrone. Il livello dell’acqua è tornato sotto i 3,50 metri al Berrettino e si è chiusa la “fase 2” del servizio di piena. Il rischio palesato ieri dalla protezione civile, considerato il lento transito di Bruna e Ombrone, era semmai la tenuta degli argini nei punti più critici. Stanno tornando alla normalità anche Albegna, Fiora e Orcia, cancellati dalla lista rossa dei supervigilati.

Giove Pluvio ha mollato la presa sulla Toscana meridionale nelle prime ore della giornata di martedì, dopo una domenica e un lunedì che in Maremma non saranno mai più dimenticati. Il servizio di piena era rimasto aperto per tutta la notte con monitoraggio continuo da parte del personale della Protezione civile, perché ancora, lunedì sera, all'idrometro di Buonconvento, l'Ombrone continuava a salire.

Notevoli le precipitazioni con cumulati di pioggia senza precedenti, registrati nell'arco delle 36-48 ore. Su tutti gli oltre 410 millimetri caduti a San Donato. Qui la piovosità media annuale (nei trent’anni) si attesta sui 650 mm. In pratica in due giorni il terreno è stato chiamato a ricevere l’acqua che solitamente assorbe in 8 mesi. Un problema che, nelle stesse proporzioni, ha riguardato tutto il bacino Paglia-Fiora-Osa-Albegna.

Nella zona sud della provincia di Grosseto è caduta una quantità d'acqua superiore al novembre del '66. Allora le precipitazioni toccarono la punta massima di 339 millimetri al rilevatore di Batignano, 325 mm a Grosseto (relazione del Genio Civile). Un dato per tutti: la piovosità media di Grosseto ammonta a circa 800 mm all'anno. Tra domenica e lunedì ne sono caduti poco meno di 250. In città è andata bene (si fa per dire) solo perché nel versante senese e nel comprensorio di Roccastrada e Civitella (dove scorre veloce il temibile Gretano) la perturbazione è stata più clemente.

Ieri, intorno ai principali torrenti del grossetano, c’era un unico specchio d’acqua, che si stendeva a perdita d’occhio. Se verso la città l’argine dell’Ombrone, la golena, hanno contenuto la forza della piena, verso Rispescia i campi sommersi sono un’unica grande risaia il cui argine naturale è la collina. Una cartolina tutt’altro che bucolica. Scenari simili intorno al Bruna, all’Alma e a decine di fossi, canali e torrenti che solcano a nord l’antico lago Prile e a sud i colli che degradano verso il Tirreno.

Il peggio, adesso, sembra passato, come conferma la Protezione civile, impegnata non stop da domenica scorsa a monitorare la situazione sia nella sala operativa di Grosseto, sia sugli argini dei corsi d’acqua, dove le ronde di volontari si sono date il cambio ogni sei ore. Per tenere sott’occhio anche qualche curioso temerario. «Il tour del fiume in piena è un classico per i grossetani - spiegano i volontari - e purtroppo spesso più che il fiume c’è da controllare loro. Alcuni salgono sull’argine addirittura con l’auto». Curiosi, ma anche gente che corre, va in bici, fa ginnastica. Solo che ieri l’acqua era lì, a pochi metri dall’argine. Più a monte, ad Istia d’Ombrone, il paese appare come una sorta di promontorio. L’acqua lambisce la strada del cimitero, dopo

aver allagato gli orti e bussato alle porte delle case. Il campo di calcio è la solita padule. Attraversato il ponte di Istia c’è uno dei tanti sbarramenti stradali, la strada per Scansano è chiusa per allagamento. Tornando indietro ancora uliveti allagati, campi e orti inondati d’acqua.

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