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Sette comuni grossetani respirano troppo radon

Il pericoloso gas naturale, potenzialmente cancerogeno, supera i livelli di guardia in particolare nei paesi del tufo: lo rivela un recente studio dell’Arpat

GROSSETO. La pancia delle terre del tufo e della trachite ne è gonfia da secoli. Così non ha sorpreso nessuno dei sindaci direttamente interessati il fatto che in sette comuni maremmani la concentrazione di radon, un gas radioattivo di origine naturale, sia superiore ai parametri di riferimento.

I dati non sono da sottovalutare perché il radon è un pesante gas cancerogeno potenzialmente pericoloso per la salute umana se inalato. Però la buona notizia è che bastano pochi accorgimenti, come tenere aperte le finestre per alcuni minuti al giorno, per scongiurare il rischio.

A certificare lo scenario è l’Arpat che ha pubblicato il rapporto finale con i risultati dell’indagine effettuata tra il 2006 e il 2010 in tutta la Toscana, su incarico della Regione, per determinare i livelli di radon nelle abitazioni e negli ambienti di lavoro. L’Agenzia regionale per la protezione ambientale ha monitorato quasi 8mila locali in 287 comuni. Fra i 13 in cui è stata rilevata l’esistenza di livelli di radon significativamente più elevati rispetto alla media nazionale, sette appartengono alla nostra provincia: Sorano, Santa Fiora, Isola del Giglio, Pitigliano, Arcidosso, Roccastrada e Castel del Piano.

Non tutto il radon generato dal decadimento del radio presente nella roccia viene rilasciato nell’ambiente, ma solo i granelli più fini. Quando fuoriesce dal terreno, dai materiali da costruzione e in qualche caso anche dall’acqua, si disperde rapidamente nell’atmosfera, mentre tende ad accumularsi negli ambienti chiusi. L’unità di misura della concentrazione di radon nell’aria è il Becquerel per metro cubo (Bq/m3), dove il Becquerel indica il numero di disintegrazioni al secondo di una sostanza radioattiva. In Italia non sono previsti dalla normativa limiti per la protezione dall’esposizione al radon nelle abitazioni ma esistono livelli di riferimenti raccomandati dai principali organismi internazionali che, attualmente, sono compresi fra 100 e 300 Bq/m3. La percentuale di abitazioni analizzate che

superano il livello di 200 Bq/m3 , quindi da tenere d’occhio ma sotto la soglia d’allarme, nei comuni maremmani oscilla tra il 50% di Sorano e il 13% di Castel del Piano. Mentre è nei luoghi di lavoro che si alza il livello di guardia, visto che sono stati registrati valori oltre i 400 Bq/m3.

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