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«Ho paura per mio figlio, non lo sento da un mese»

Un uomo di Magliano si incatena oggi davanti al ministero degli Esteri Vuole sollecitare le autorità a rintracciare il bambino, 7 anni. Forse è in Polonia

Non lo vede e non lo sente da più di un mese. E l’ultima volta che ha potuto udire la sua voce, al telefono, il piccolo piangeva. È disperato - e vuole incatenarsi questa mattina davanti al ministero degli Esteri - un padre maremmano di 43 anni, Alessio Boschini, abitante a Maiano Lavacchio di Magliano in Toscana ma di origini romane. «Non so più dov’è Jesuel. E i carabinieri mi dicono che non possono fare niente se un Tribunale non si pronuncia». Sette anni, il bambino è figlio di Alessio e di Natalia, una donna polacca trentenne. Alessio accetta di raccontare la storia, vuole che si sappia cosa è accaduto, si è anche rivolto a “Chi l’ha visto”, che del suo caso ha parlato nella trasmissione del 19 settembre; ha perfino rivolto un appello tramite Facebook.

La coppia non convive più dal settembre 2010. Lei è andata ad abitare a Rocca di Papa, vicino Roma, con l’intesa che avrebbe potuto vedere liberamente il figlio. Quest’ultimo dall’estate 2011, su sua richiesta, è stato mandato a frequentare le elementari nella stessa Rocca di Papa, dove aveva conosciuto degli amichetti. I genitori sono d’accordo. La madre però si era assentata per tornare in patria, e in quel periodo il piccolo era tornato a Magliano, senza frequentare la scuola.

«Il 3 settembre l’ho riportato dalla madre, con l’intesa che la domenica successiva l’avrei ripreso per festeggiare i 18 anni dell’altro mio figlio. E comunque che l’avrei sentito ogni sera, come sempre. Dal giorno dopo non li ho più sentiti né visti». Qualche giorno più tardi, in mancanza di ogni tipo di notizie, è andato fino a Rocca di Papa e ha visto il cartello “affittasi” sull’abitazione della donna: «Il padrone di casa mi ha detto che se n’era andata due mesi prima: secondo me si era fatta un doppione per farsi trovare lì il 3 settembre». E l’ultima volta che ha parlato con suo figlio? «Una decina di giorni dopo che l’avevo visto. Una telefonata durata pochissimi secondi: Jesuel singhiozzava e piangeva. Io chiamavo: “Jesuel, Jesuel!” ma non mi ha risposto e poco dopo la comunicazione è stata interrotta». Poi nessuna telefonata, niente di niente. I numeri di telefono consueti sono risultati sempre staccati.

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