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Tomba violata, scoperto il colpevole È un tasso goloso

Il mustelide era entrato nella sepoltura etrusca a Heba per cibarsi di radici, vermi e lumache dopo aver rotto la rete

MAGLIANO IN TOSCANA. I sepolcreti di Heba etrusca circondano le odierne località di Santa Maria in Borraccia, San Bruzio, Banditella, Le Sassaie. Siamo nel comune di Magliano in Toscana e alcune tombe, scavate nel tufo, da qualche anno vengono salvaguardate dalla Sovrintendenza per i beni archeologici della Toscana. Rete e coperture a proteggere dròmos, vestiboli e camere dalle intemperie, dagli animali, da visitatori fin troppo curiosi.

Di recente, però, una di queste tombe etrusche è stata presa di mira. Qualcuno si è divertito a banchettarci, passarci qualche ora, la notte. Il brivido del proibito. Accanto a capitelli e pietre ‘epigrafate’, ecco infatti segni inequivocabili del passaggio di un estraneo: rete spostata, terra rimossa.

Insomma tomba ancora una volta violata, ma stavolta non per trovare ceramiche, fibule o buccheri. La Sovrintendenza per mesi ha cercato di capire chi potesse avere interesse a introdursi nella tomba, peraltro dopo aver compiuto uno sforzo (di scavo) non da poco. Un’operazione paziente e complessa, portata a termine da qualcuno davvero tenace.

Poi è stato coinvolto il corpo di polizia provinciale e l’ufficio Attività faunistiche e venatorie di palazzo Aldobrandeschi. La dottoressa Paola Rendini che scrive alla dottoressa Giorgio Romeo, chiedendo l’ausilio di strumentazioni in grado di capire chi, come e quando riusciva a compiere il blitz.

Sul posto sono state così installate due trappole fotografiche, attrezzature realizzate associando a una fotocamera un sensore, un dispositivo capace di far scattare automaticamente la fotocamera al passaggio di un corpo. La Provincia di Grosseto ne possiede alcune perché indispensabili ormai nel campo della ricerca e della gestione faunistica.

«Sinceramente – racconta Giorgio Romeo – non credevo di usarle come ‘sentinella’ a vigilare su una tomba etrusca. Di solito le installiamo per documentare aspetti eco-etologici di specie selvatiche molto elusive o rare. Con le fototrappole, infatti, si possono compiere studi di grande interesse in modo non invasivo. In questo caso la sorpresa è stata davvero grande quando abbiamo visto come e chi si introduceva nella tomba...».

Sì, perché la seconda notte dopo l’installazione il ‘tombarolo’ si è presentato puntuale all’appuntamento con il flash. Ha scavato una buca, ha divelto la rete a maglie strette e, dopo aver attraversato il dromos è entrato nella sua stanza preferita innescando gli scatti. Un passaggio brevissimo davanti alle fotocellule, ma sufficiente a immortalare la sua sagoma attraverso l’obiettivo.

Chi era il colpevole? Un mustelide, un esemplare di tasso sfacciato quanto forzuto. Trascorreva nella tomba un paio d’ore, si nutriva di morbide

radici dopo averle scalzate con le poderose zampe ungulate e poi si rifaceva la bocca con vermi e lumache. Un sorriso è comparso sul viso dei sorveglianti. Nei giorni successivi sono state prese le adeguate contromisure. La tomba, adesso, è al sicuro.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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