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Cane ucciso da un colpo di fucile È un segugio, stava giocando nell’orto

La disperazione del suo padrone che era lì vicino «Ho sentito uno sparo, l’ho trovato morto poco dopo»

FOLLONICA. Lo chiamava fischiando, come faceva sempre. Ma Scooby non rispondeva. Non correva, come sempre. Il suo padrone, Franco Ferraro ha iniziato così a cercarlo, nei campi di Santa Eugenia, a Follonica. «È là, morto» gli ha detto un ragazzo che passava da quelle parti. Lo sparo di un fucile gli ha perforato un fianco, all’altezza dell’intestino. «Nelle vicinanze non c’era più nessuno. Non ho idea di chi possa essere stato» spiega Ferraro. È successo tutto in un quarto d’ora. Il padrone, come ogni mattina, è arrivato nel suo orto intorno alle 9, ha sciolto il cane e ha iniziato a curarsi delle sue colture. «Da qualche giorno andava sempre nel solito punto ad annusare. Aveva fiuto Scooby» racconta. C’era la carcassa di una lepre, in quel punto. Un vero spasso per il naso di un segugio. Ferraro ha continuato quindi a lavorare sulla sua terra, tranquillo che Scooby fosse a curiosare tra l’erba. Poi all’improvviso uno sparo. Ma non c’era motivo di pensare al peggio: quella è una zona di caccia. Se ne sentono molti, di spari. «È cresciuto in mezzo ai polli e ai conigli, ma non ha mai fatto male a nessuno di loro. – racconta il padrone – Era buono. Tutti gli volevano bene: faceva un sacco di feste anche ai bambini che passavano di lì». Siamo nella località follonichese di Santa Eugenia, nei dintorni del podere del Bicocchi. Scooby è stato sciolto non appena il padrone è arrivato e subito si è gettato nei campi lì accanto, a giocherellare con gli odori. Passano i minuti ma il cane non torna. «L’ho chiamato con tre, quattro fischi, ma non tornava». Poco dopo un ragazzo, sentendo il richiamo, gli chiede chi sta chiamando, che tipo di cane è e di che colore ha il pelo. Quando la descrizione non ha lasciato più nessun dubbio, il giovane, passato per caso vicino al corpo di Scooby un istante prima, ha dato l’amara notizia a Ferraro. «Io ho sentito uno sparo. – racconta col senno di poi – Ma di certo non ho pensato che avessero sparato al mio cane». Scooby era lì, con un fianco perforato da due pallettoni, a prima vista di quelli che si usano per andare a caccia di cinghiali. La macchia rossa mescolata tra la pelle e il pelo non ha lasciato vane speranze al suo padrone. «L’ho portato subito all’Asl, dove mi hanno dato l’autorizzazione a seppellirlo» spiega. Così Scooby è tornato nel suo orto, insieme ai polli e ai conigli. Ma chi è stato? Ferraro, così come il ragazzo che lo ha avvertito, non ha visto nessuno. «Se gli hanno sparato di proposito, sono scappati subito dopo per non farsi vedere. Allo stesso modo se gli hanno sparato per errore, magari spaventati» dice l’uomo cercando di ricostruire l’episodio. Santa Eugenia è una zona di caccia, vietata però, ovviamente, nei fondi chiusi. Come un orto, appunto. Ora, se è vero che il cane era fuori dal recinto, allo stesso modo è vero che si chiede a chi tiene un fucile in mano di avere occhio e lucidità quando arriva a sparare a qualcosa, soprattutto se nei dintorni ci sono dei fondi, come un orto. Sempre

sperando che l’accaduto non fosse voluto. «Ma non si deve mai fare di tutta un’erba un fascio» dice Ferraro. Lui non ce l’ha con chi tiene un fucile in mano. Non ce l’ha con i cacciatori. «Non ci devono andare di mezzo tutti per l’idiozia di uno».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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