Un anello di idranti per spegnere gli incendi

Tantissime le proposte dei lettori dopo il tremendo rogo di sabato a Marina Più pulizia e il coinvolgimento degli studenti dell’Agraria per curare il sottobosco

    di Sara Landi

    GROSSETO. Un "anello" di idranti intorno al perimetro della pineta e l'immediato ripristino del sistema dei viottoli interni per garantire il transito dei mezzi di soccorso. Per i lettori del Tirreno la partita per salvare la pineta di Marina si gioca tutta sul terreno della sicurezza e della prevenzione. Articolata è la proposta di Giovanni Matteucci che suggerisce il coinvolgimento degli studenti dell'Agrario nel progetto di recupero dei viottoli interni alla pineta. «Il coordinamento del volontariato presso la protezione civile provinciale - scrive Matteucci - funziona molto bene e potrebbe occuparsi della formazione teorica del progetto. Poi basterebbe costituire squadre di quattro-cinque persone guidate ognuna da un esperto (come gli studenti degli ultimi due anni dell'Agrario) e a ognuna di queste affidare la pulizia e il ripristino dei viottoli di una zona della pineta». Matteucci propone anche l'installazione di una rete di sensori elettronici in pineta in grado di avvertire con la massima tempestività la presenza di fumo e fuoco. La rete antincendio dovrebbe invece essere la priorità per Massimo Sanzani. «Mi domando - scrive Sanzani - perché non si è mai pensato di realizzare lungo le strade che costeggiano le pinete una rete antincendio con le colonnine rosse idranti che consentirebbero un rapido intervento dei vigili del fuoco». Per il nostro lettore il costo dell'operazione non può rappresentare un ostacolo perché «la rete antincendio abbatterebbe i costi dell'impiego dei mezzi aerei - Canadair ed elicotteri - e le tubazioni possono essere posate nelle banchine a lato della strada dove non c'è asfalto ma solo terra».

    L'altro imperativo per Sanzani deve essere quello della pulizia della pineta perché «lo stato di manutenzione del sottobosco è un elemento determinante per la velocità di spostamento del fuoco». La proposta di Riccardo Bernardini guarda invece in chiave critica al passato e in particolare a ciò che è successo dopo la decisione, che risale agli anni Ottanta, di rendere la pineta off limits per le auto. «Ero tra coloro che si sono adeguati serenamente al provvedimento - scrive il nostro lettore - perché per il bene di tutti avremmo riavuto in pochi anni la pineta selvaggia di un tempo, con flora e fauna protette e libere di espandersi».

    Da allora però secondo Bernardini la storia della pineta leopoldina di Marina è solo una sequela di promesse e aspettative mancate. «Mi sarei aspettato un anello antincendio munito di punti di erogazione sempre in pressione (come al porto turistico di Marina), ispezioni e pulizie frequenti della pineta e del sottobosco, un sistema di telecamere per rilevare i fili di fumo che preannunciano un incendio».

    Bernardini lamenta anche scarsi controlli da parte di chi di dovere: «Dove sono le guardie forestali che dovrebbero sorvegliare: hanno competenza solo sul Monte Amiata? E la municipale quando è mai passata in moto a fare perlustrazioni?». Un’altra lettrice del Tirreno, Claudia Monaci, raccoglie e rilancia invece la proposta del vivaio Barbini di Grosseto per la piantumazione di nuovi pini. «Lo ritengo un bel punto di partenza – scrive Monaci - ma l'idea va estesa a livello provinciale creando una sorta di accordo tra tutti i vivai maremmani. Una istituzione garante come la Forestale potrebbe accogliere le piante donate dai singoli cittadini e tenerle sino al momento di piantarle».

    In questo passaggio finale dovrebbero infine essere coinvolte le scuole e il volontariato «per mettere in piedi un percorso didattico-educativo». Tante idee infine anche da Francesco Allegra che da marinese di adozione come si definisce auspica che si lavori soprattutto sul fronte della prevenzione.

    Tra le proposte avanzate al Tirreno le priorità sono «mantenere aperti ai mezzi di soccorso i sentieri in pineta per aiutare a gestire le emergenze, disporre a Marina di un fuoristrada equipaggiato per l’antincendio e il primissimo intervento, installare lungo il perimetro della pineta idranti che funzionino ad acqua di mare che è vicina e non costa». Ma per Allegra serve anche tornare a quello spirito per cui «ciascuno era conscio che senza la presenza della pineta era come vivere a Marina senza mare».

    ©RIPRODUZIONE RISERVATA

    22 agosto 2012

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