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«Al circo non vengo» Litiga con la madre e dà fuoco al bosco

Così il quarantenne fiorentino spiega cosa è avvenuto domenica a Cala Violina. È stato scarcerato dopo l’udienza

SCARLINO. «Domenica mia madre voleva che io andassi con lei e con mio nipote al circo. Ma io di andare al circo non avevo proprio voglia. Perché mia madre mi tratta sempre come fossi un bambino? Io ho quarant'anni, giudice. Io mi sono arrabbiato. Io volevo andare a Cala Violina…».

Come ci sia arrivato poco importa. Non è chiaro nemmeno dove si sia procurato quell'accendino-lanciafiamme antivento di colore verde con il quale ha acceso il piccolo rogo, subito domato dai tre ciclisti di passaggio. Quello che importa è che Luca Alpini ha confessato: «Sono stato io», ha detto al giudice Valeria Montesarchio che lo ha interrogato ieri nel carcere di via Saffi e che lo ha scarcerato dopo la convalida, disponendo per lui l'obbligo di dimora a Firenze, dove potrà lavorare (fa il lavapiatti) e attendere il giudizio.

Eppure, sulle prime, appena sorpreso dai tre ciclisti, Alpini non aveva ammesso nulla: «Lo giuro su mia nonna, non sono stato io» aveva detto a Gianni, Andrea e Mario, età tra i 39 e i 37 anni, abitanti a Siena e Sovicille, che alle 17,30 di domenica lo avevano visto sulla strada tra Cala Violina e Portiglioni, a un chilometro dalla sbarra, mentre si allontanava da una scarpatella in fiamme. «Che fai? Perché non spegni l'incendio?». C'era soltanto lui: chi altri poteva aver acceso l'incendio? Mario si era messo a battere sul rogo, Andrea aveva inseguito in bici con Gianni quell'uomo che perdeva oggetti dallo zaino rimasto aperto, quell'uomo che aveva poi gettato via lo zaino per correre meglio, quell'uomo che era caduto mentre cercava di guadagnare una piccola altura.

Bloccato, era stato poi affidato ai carabinieri, intervenuti dopo nemmeno dieci minuti: l'accendino che produce una fiamme paragonabile a quello che scaturisce da una fiamma ossidrica è stato messo sotto sequestro. L'incendio era stato spento subito: non era più di un metro e mezzo quadrato di vegetazione, c'erano dei legni posti in verticale che testimoniavano la volontarietà del rogo. Ad Alpini la Procura ha contestato soltanto un tentativo di incendio doloso. Pentitosi già in caserma, Alpini ha di nuovo confessato tutto al giudice, davanti alla quale è stato assistito dall’avvocato Laura Cassetta anche in rappresentanza dell’avvocato Susanna Bruni.

Per Alpini adesso è cominciato un altro problema: quello di cercarsi, eventualmente, un alloggio diverso da quello dell'abitazione in cui vive con i genitori (era in vacanza con loro a Follonica). Il sostituto procuratore Maria Navarro aveva chiesto per lui i domiciliari, il giudice ha optato per una soluzione più leggera. Adesso Alpini ha un altro problema: «E se adesso mio padre non mi vuole più in casa con lui?»

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