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Vigili a tempo, il tribunale condanna il Comune

Riconosciuta l’illegittimità dei sei contratti, l’Amministrazione dovrà pagare Il risarcimento ammonta a 20 mensilità ciascuno, da 150 a 200mila euro

GROSSETO. Contratti a termine illegittimi per 6 ex “vigilini” e il Comune è condannato a pagare un risarcimento complessivo che, a conti fatti, potrebbe oscillare dai 150mila ai 200mila euro. La sentenza, pur di primo grado, è immediatamente esecutiva.

I sei, Piera Boaretto, Iacopo Cheli, Vincenzo Ferraro, Diego Morisco, Luana Narmucci e Antonio Rosati, che a metà aprile scorso avevano fatto parlare di sé in polemica con l'amministrazione comunale perché rivendicavano un presunto diritto a un percorso privilegiato nel concorso per l'assunzione a tempo indeterminato, avevano chiesto anche il reintegro nel posto di lavoro di vigili urbani, ma era evidentemente una richiesta provocatoria e il giudice del lavoro Marco Mezzaluna, stante la norma costituzionale che stabilisce che al pubblico impiego si acceda solo per concorso pubblico, non avrebbe mai potuto accordarlo.

Il giudice del lavoro ha accolto, invece, la domanda subordinata, proposta dai difensori – l'avvocato Sergio Galleano di Roma e l'avvocato di Grosseto Alessandro Antichi – e ha dichiarato l'illegittimità dei contratti a termine stipulati tra il Comune di Grosseto e ciascuno dei sei ex vigili, e ha condannato il Comune a un risarcimento del danno pari a 20 mensilità da pagare a ciascuno di loro: un risarcimento da calcolare in base all'ultima mensilità percepita, più la rivalutazione in base agli indici Istat, gli interessi legali e il pagamento delle spese di lite, per poco meno di 4mila euro in tutto.

La sentenza, seppure appellabile, trattandosi di una sentenza di primo grado, è comunque immediatamente esecutiva e costerà, al Comune di Grosseto, dai 150mila ai 200mila euro.

La vicenda dei sei ex “vigilini” comincia nel 2007, quando, insieme a altri 6 ex colleghi, dopo una selezione, sono assunti a tempo determinato come agenti di polizia municipale per 4 mesi, dal 6 luglio al 5 novembre e il contratto viene fino al 4 marzo del 2008, anno in cui viene bandito un nuovo concorso, con validità triennale, e si susseguono altri 3 contratti a termine, prima per 5 mesi, dal primo maggio al 30 settembre 2008, poi nel 2009, dal 24 aprile al 23 settembre, e lo stesso avviene nel 2010, stesso periodo, con proroga di altri 5 mesi, fino al 23 febbraio 2011.

In tutto 28 mesi di lavoro in divisa. Nel frattempo, nel nel 2009, il Comune bandisce il concorso per contratto a tempo indeterminato e prevede una preselezione.

I sei partecipano, insieme agli altri, ma non superano la prova. Qualche mese fa, a vertenza in corso, polemizzano aspramente con l'amministrazione Bonifazi: in virtù del servizio svolto avrebbero voluto l'esonero dalla preselezione. Alla polemica aveva risposto il sindaco che aveva accusato i sei di avere tenuto «toni offensivi» nella loro lettera alla stampa, e aveva precisato che «non è scritto da nessuna parte che una persona che abbia lavorato a tempo determinato per un'amministrazione pubblica abbia per questo maturato automaticamente il diritto ad essere assunta senza vincere un regolare concorso o senza possedere i requisiti richiesti, come previsto dalla legge».

Non si conoscono ancora le motivazioni della sentenza di primo grado, ma evidentemente, anche quei contratti a tempo determinato il giudice del lavoro non li ha ritenuti legittimi.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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