Quotidiani locali

Territorio e sviluppo, arriva la Marson

Torna d’attualità il distretto rurale in Maremma. Pettini: «Questo è il nostro capitale»

RIBOLLA. Da tutelare e conservare come bene comune. Da proteggere dagli appetiti della speculazione. Da rivendicare come patrimonio eccellente e irrinunciabile. Il paesaggio del nostro territorio è uscito dalla cornice troppo stretta (e un po' leziosa) della cartolina turistica per diventare oggetto di mobilitazione, forza di progetto, addirittura soggetto politico. Tanto che la Regione Toscana, per iniziativa dell'assessore Anna Marson, ha promosso una mappatura “on the road” per definire un piano paesaggistico regionale. Prossima tappa del tour, domani a Roccastrada e Ribolla.

E proprio a Roccastrada è ancora aperto uno dei due casi di intervento invasivo sul paesaggio che hanno fatto discutere per mesi: il mega progetto di un “parco fotovoltaico” su 100 ettari di terreno collinare incontaminato, a Collelungo. L'altro caso controverso è a Capalbio, dove si vuole un impianto per la produzione di biogas.

Al di là delle complesse vicende amministrative e giuridiche che ancora non sono state sciolte balza agli occhi la rilevanza politica del problema. «Il paesaggio non è immutabile, è trasformazione. Ma l'importante è non subirle, le trasformazioni. Il paesaggio è una questione di tutti»: lo sosteneva Rossano Pazzagli, docente di storia moderna all'università del Molise, al convegno organizzato nel maggio scorso a Roccastrada dal combattivo comitato Val di Farma. E a quel convegno ci si chiedeva anche che fine aveva fatto il progetto del “distretto rurale”, stilato nel 1995 dal prof. Alessandro Pacciani, con il sostegno della comunità europea (la Maremma grossetana diventava il primo distretto rurale d'Europa), e poi riconosciuto nel 2002 in via sperimentale dalla Regione. La sua visione era quella di un'integrazione tra l'agricoltura e il territorio, intrecciando colture e infrastrutture, servizi e abitazioni, turismo e paesaggio. «In realtà, le idee del distretto rurale hanno continuato a lavorare sotto traccia in tutti questi anni, fino all'ultimo Ptc»dice Giorgio Nucci, vicepresidente dell'Arci di Grosseto. Tesi confermata dall'architetto Pietro Pettini, della Provincia di Grosseto: «Per varare l'ultimo piano, nel 2010, abbiamo fatto 70 laboratori. E siamo arrivati a uno statuto del territorio. La domanda chiave era: se vogliamo aprire una nuova attività o costruire una nuova casa, sarà nel posto giusto? Perché se facciamo un'operazione sbagliata ce la portiamo dietro tutta la vita. Il territorio è il nostro capitale fisso sociale».

Donatella Borghesi

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