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Fidi bocciata per le azioni dell’ex Mabro Banca d’Italia contesta la partecipazione societaria

Antichi attacca: «Dovevano trovare un partner, non lo hanno fatto»

di Francesca Gori

Restare due mesi senza stipendio per attivare lo strumento finanziario della Regione per le aziende in difficoltà. Risparmiare settantamila euro per far ripartire la produzione. All’ex Mabro, ormai, si ragiona così, come formichine. Mentre a poco meno di duecento chilometri di distanza, a Firenze, Fidi Toscana trema. La Banca d’Italia non è stata pietosa con l’agenzia regionale. Una relazione dettagliata che mette in luce più di un pasticcio fatto dal consiglio d’amministrazione di Fidi. E scorrendo le righe della relazione, non poteva certo non venir fuori il nome di Royal Tuscany. Fidi, in quella società, c’era dentro con il 25% di partecipazioni, che ora gli ispettori della Banca d’Italia le contestano. «Sono state evidenziate delle illegittimità evidenti - dice Alessandro Antichi, consigliere regionale del Pdl - ed è chiaro che l’attività svolta da Fidi ora non può essere sostenuta da nessuna. Le responsabilità ci sono, andranno accertate: è doveroso nei confronti dei lavoratori».

Poca chiarezza dei ruoli, con la nomina di membri di Fidi nei cda delle partecipate con le connesse responsabilità legali. E proprio su questo aspetto, i commissari della Banda d’Italia fanno l’esempio della società che gestiva la Mabro prima dell’arrivo di Andrea Barontini. «Di questo si stanno occupando i commissari - aggiunge Antichi - noi dovremmo invece interessarci dell’azienda che rischia ancora una volta di chiudere i battenti». Interessarsi della Mabro, però, vuol dire anche capire. «Il problema è che Fidi ha tirato dentro a questo affare Barontini - spiega - pur sapendo che non aveva le liquidità necessarie per garantire sviluppo». E poi che cosa è successo? «E poi lo ha lasciato così - dice - senza curarsi di trovare un partner finanziario come invece aveva garantito di fare all’inizio, quando il nome dell’imprenditore pratese venne fuori».

Ora, con la bocciatura della Banca d’Italia, le cose per Fidi Toscana rischiano di complicarsi. E Grosseto, per il consiglio d’amministrazione dell’agenzia non è certo un terreno facile e tantomeno un capitolo chiuso. Fidi è finita nel concordato di Royal Tuscany, che ancora oggi non è stato definito. «Il problema è che ha fatto in tutta la Toscana la stessa cosa - aggiunge Antichi - basta guardare cosa è successo con la Rossignolo e con altre aziende. Royal Tuscany è un esempio lampante che Banca d’Italia ha censurato».

Una censura che lascia l’amaro in bocca anche ai lavoratori. Sono loro, quelli che si sentono andare via il terreno da sotto i piedi. Un partner, per ora, non c’è. Ci saranno altri incontri, anche in Regione, per cercare di chiarire la situazione e trovare uno spiraglio per gli oltre duecentocinquanta dipendenti.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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