I legali del comandante Palombo hanno dichiarato che il loro assistito non era a conoscenza del passaggio della Concordia al Giglio e hanno specificato che tra Palombo e Schettino non c'era un rapporto di amicizia. L'avvocato Giulia Bongiorno ha depositato stamani alla procura di Grosseto, una denuncia penale collettiva a nome di una cinquantina di passeggeri
Il comandante Mario Terenzio Palombo «non aveva idea dell'esatta posizione della nave Costa Concordia nè sapeva che quella sera la nave sarebbe transitata dinanzi all'isola del Giglio». Lo affermano in una nota i legali del comandante, Romano Lombardi e Roberta Bardi, sottolineando che «la notizia che il passaggio ravvicinato sarebbe stato fatto per omaggiare il nostro cliente è del tutto priva di ogni fondamento e riscontro sia sul piano logico che fattuale». Peraltro, proseguono, quella sera Palombo era nella sua abitazione di Grosseto. Nella nota gli avvocati precisano inoltre che tra il comandante Palombo e il comandante Francesco Schettino «non sono mai intercorsi rapporti di amicizia» e che «i rapporti di natura esclusivamente professionale con il medesimo si sono protratti per soli sei mesi tra il 15 novembre 2002 e il 18 maggio 2003» quando Palombo comandava la Costa Victoria e Schettino era si comandante in seconda. «Al di fuori di tale periodo - aggiungono - il nostro assistito non ha più avuto occasione di frequentare e/o sentire il comandante Schettino, ad eccezione del colloquio telefonico avvenuto circa 15 minuti prima della collisione» della Concordia con lo scoglio. «Telefonata, peraltro, effettuata dal maitre Antonello Tievoli e poi proseguita con il comandante Schettino».
Intanto l'avvocato Giulia Bongiorno ha depositato stamani alla procura di Grosseto una denuncia penale collettiva a nome di una cinquantina di passeggeri della nave Costa Concordia, riuniti in una 'class action', nella quale indica ai pm dell'inchiesta sul naufragio 10 piste investigative su cui fare accertamenti, anche al fine di valutare l'esistenza di altri responsabili, oltre agli attuali indagati, il comandante Francesco Schettino, e il primo ufficiale in plancia, Ciro Ambrosio. Tra i vari punti, si chiede di verificare se ci sono stati «ritardi nell'emergenza e nella richiesta dei soccorsi», se la nave era stata costruita con gli standard di sicurezza necessari e se questi dispositvi erano efficienti al momento della partenza della crociera. Quanto agli errori nella manovra che condusse la nave contro gli scogli del Giglio, l'avvocato Bongiorno chiede se oltre al comandante Schettino, ci siano altri soggetti da co-indagare «a titolo di cooperazione colposa». La denuncia chiede di valutare anche i comportamenti tenuti dalla Costa Crociere e anche dalla capitaneria di porto di Livorno. «Sono piste investigative che suggeriamo per cercare approfondimenti a 360 gradi - ha spiegato il legale - A noi interessa che la verità su questo disastro sia cercata in tutti i suoi aspetti, senza limitarsi a quanto emerso nella prima fase subito dopo il fatto». L'avvocato Bongiorno ha presentato anche un'istanza di «estensione» ad altri soggetti dell'incidente probatorio sulla 'scatola nera' previsto il prossimo 3 marzo valutando che se, nel prossimo mese di indagini dovessero emergere «elementi per individuare altri possibili responsabili», ha spiegato il legale, «è utile che anche loro siano invitati a partecipare a questa fase del procedimento in modo tale da non dover ripetere l'incidente probatorio e così evitare una dilatazione dei tempi» dell'inchiesta.