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La bimba resta alla madre, per ora

Tensione, lacrime e rabbia quando il padre tedesco è arrivato dai carabinieri

GROSSETO

Almeno per altri pochi giorni, la bambina contesa tra la madre italiana e il padre tedesco rimarrà in Italia. Il colpo di scena è arrivato in tarda serata quando, dopo una lunga giornata costellata di trattative, tensioni e disperazione, è stato deciso il differimento dell'esecuzione dell'affido in attesa che questa mattina il procuratore generale del tribunale dei minori cristallizzi la scelta definitiva. Alle 9.10 di ieri mattina Parisa Arefi Doost e la figlia hanno varcato la soglia della suola elementare di Civitella per quella che doveva essere l'ultima volta. Perlomeno fino a quando il tribunale di Monaco non si pronuncerà sull'impugnazione del provvedimento emesso dalla pretura di Kempten che ha attribuito al padre tedesco il diritto di determinazione della residenza della figlia. Stabilendo di fatto che la bambina di 8 anni, nata in Italia da genitori sposatisi in Maremma ma in attesa di concludere l'iter per il divorzio, dovrà vivere presso il padre 56enne, Peter Rainer Paeplow, nel piccolo comune bavarese di Altusried. Una decisione che indirettamente è stata avallata dal tribunale dei minori di Firenze che, dopo aver vagliato gli atti dei magistrati tedeschi e la memoria difensiva dell'avvocato di Parisa, si è detto non in diritto di stabilire se vi sia stata o meno una “violazione della normativa prevista in notifica degli atti di uno stato membro” dell'Unione Europea, dovendo tali aspetti “esser valutati dall'autorità giudiziaria tedesca”. Ratificando gli atti dei loro omologhi teutonici, i giudici fiorentini hanno decretato “il ritorno in Germania presso il domicilio del padre con efficacia immediata”. «Presenteremo al più presto ricorso in Cassazione – annuncia l'avvocato della madre, Gabriele Farinelli – ma questo non servirà a sospendere il provvedimento».

Secondo quanto disposto dal tribunale dei minori la bambina sarebbe dovuta esser stata consegnata al padre alle 12 di ieri a Firenze. «Li ho avvertiti che non sarebbe avvenuto non tanto per la volontà della madre – spiega l'avvocato Farinelli – quanto perchè la notifica, depositata in cancelleria il 23 dicembre, io l'ho ricevuta solamente ieri pomeriggio». Così mentre Peter Rainer Paeplow si trovava nel capoluogo toscano, «quando doveva venire a Grosseto per testimoniare disse che non aveva soldi, stavolta li ha trovati» aggiunge amara Parisa, tra Civitella e Roccastrada si consumava il dramma di una madre che non vuole perdere la figlia. «Ho contattato telefonicamente l'avvocato Laura Cossar che ha seguito decine di casi simili. Mi ha detto che lo Jugendamt, un'istituzione creata ai tempi del nazismo che si occupa della tutela dei minori, dà sempre ragione al genitore tedesco. Se io andassi in Germania rischierei l'arresto per averla portata in Italia ad agosto contro la volontà del padre». Alle 15.50 quando è suonata la campanella, Jasmin è uscita da scuola tenendo per mano la madre, mentre nell'altra aveva una busta con i regali e le letterine che le hanno scritto i compagni. «Non mi opporrò alla legge ma non possono chiedermi di consegnarla personalmente. Hanno fatto un atto di forza, allora abbiano il coraggio di esercitare la loro autorità» dice Parisa mentre sale in macchina per dirigersi a Roccastrada. Arrivata in paese, un corteo silenzioso composto da una cinquantina di persone si è snodato lungo le vie del centro storico fino all'abitazione. Ad aspettare madre e figlia c'erano la direttrice del servizio penale minorile della Toscana, la dottoressa Anna Amendolea, e il maresciallo Cantarella dei carabinieri di Roccastrada. Parisa ha fatto entrare tutti in casa e, mentre i bambini giocavano in una stanza adiacente, nel salotto si svolgeva una contesa drammatica. Amendolea e Cantarella spingevano affinchè la bambina fosse consegnata al padre che la aspettava in caserma. «Non può venire qui con tutta questa gente, se non andate via rischiate anche una denuncia» ha ammonito Amendolea. Parisa, spalleggiata dalle altre madri, voleva invece che fosse il marito ad andare a riprenderla. Il tira e molla è durato per in un miscuglio di lacrime, rabbia e speranza. Verso le 19 è arrivato a portare la propria testimonianza anche il sindaco Innocenti. Intanto il padre ha aspettato che si calmassero le acque e si è recato nella a casa in tarda serata. Dopo una lunga discussione a cinque, intorno alle 22 la decisione di rimandare l'esecuzione dell'affidamento. «Mia figlia si è nascosta da lui, si è messa a piangere e ha chiesto che tutti andassero via. Così ho chiamato il 118 e c'era solo la guardia medica. Dopo la visita le hanno prescritto il riposo per una

settimana e domani non la mando a scuola» dice Parisa mentre, parole sue, sta «tremando di gioia». «Aspettiamo le decisioni da Firenze, per oggi va bene così» chiosa l'avvocato Farinelli a margine di una giornata interminabile.

Lorenzo Santorelli

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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