Menu

Roccalbegna. Coi soldi risparmiati si potrebbe aiutare chi è in difficoltà

«Botti no, beneficenza sì»

Nardi (Wwf) presenta la sua proposta al sindaco

 ROCCALBEGNA. Beneficenza al posto del botto selvaggio. Con quanto si brucia in risorse a sparare botti per quasi tutto dicembre e parte di gennaio e con quanto si spende in servizi sanitari per riparare i danni delle esplosioni assurde nel corso delle festività, viene fuori una cifra a quattro zeri. Tanto potrebbe essere speso per interventi più costruttivi. La proposta, pacata e a tratti ironica arriva da Roccalbegna e racconta, in una lettera inviata al sindaco Massimo Galli, una piccola storia di paese, ma di valenza generale.  La scrive Riccardo Nardi, direttore dell'oasi Wwf di Roccalbegna, la notte della Befana: «Sono le 2 di notte e non riesco a dormire. Non è insonnia. Un gruppetto di ragazzotti incuranti della pioggia sparano allegramente petardi anche a tarda ora».  Nardi racconta che ha pazientemente a lungo sopportato botti da dicembre ad oggi ma anche di aver subito, in passato, «l'incendio del mio giardino a causa dei costosi fuochi ufficiali del 15 settembre, ufficiali sì, ma tuttavia illegittimi e privi delle fondamentali misure di sicurezza. Non c'è tuttavia cattiveria nè premeditazione. Solo incoscienza ed irresponsabilità».  Nardi, invece, stigmatizza con giudizio più duro «l'atteggiamento ostile di alcuni ragazzetti che hanno tirato anche di recente dal Cassero sassi e petardi sul mio cane sperando di terrorizzarlo. Non ci sono riusciti e il cane è ora incavolato con tutti i giovani e giovanissimi. Museruola fissa e collare corto».  Il direttore dell'oasi Wwf giudica positivamente le motivazioni che hanno spinto alcuni sindaci dal Nord al Sud dell'Italia, a dire no ai botti, un divieto, comunque tardivo, anche se sacrosanto. «Con motivazioni evidenti - sottolinea - quali inutilità, pericolosità, disturbo degli animali (molte pecore smettono di dare il latte) e poi il costo dei botti (l'accesso ad internet insegna a fare in casa minibombe partendo dai fuochi legalizzati)». E spiega, comunque, che la sua lettera al sindaco e la sua presa di posizione è «solo un invito a procedere». Non vuole essere nulla di ufficiale, tanto che, spiega, se ufficiale fosse stata «avrebbe richiesto un tono più adeguato e vigili del fuoco, prefettura e carabinieri o polizia in indirizzo».  E alla fine la proposta costruttiva: «Sono stati sparati in paese diciamo 400 botti: per 20 giorni fanno 8mila (in realtà sono molti di più), moltiplicati per circa 50 centesimi abbiamo 4mile euro veramente bruciati, che,
sommati ai soldi risparmiati dai comitati festeggiamenti e a quelli non monetizzabili dei risparmi delle spese sanitarie, portano ad una cifra a quattro zeri. Con cui potremmo, con associazioni e scuole, organizzare qualcosa di concreto a favore di bambini e famiglie in difficoltà. Pensiamoci».

TrovaRistorante

a Grosseto Tutti i ristoranti »

Il mio libro

NARRATIVA, POESIA, FUMETTI, SAGGISTICA

Pubblica il tuo libro