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«Molte idee ma pochi soldi»

Mambrini, sindaco di Castell'Azzara: speriamo nell'Unione

 CASTELL'AZZARA. Programmi, progetti, criticità: il sindaco di Castell'Azzara, Marzio Mambrini, traccia un bilancio di metà legislatura. Sono, infatti, circa due anni e mezzo che Mambrini guida la maggioranza di Castell'Azzara.  E i problemi non sono mancati. Tuttavia, pur nelle difficoltà - che arrivano per lo più dalla mancanza delle fonti di finanziamento tradizionalmente reperibili dall'amministrazione, tra i trasferimenti statali decurtati e i fondi Mps - il tono del primo cittadino non è catastrofico.  «È pur vero - spiega - che questa tornata è cominciata malamente, col venir meno di strumenti economici che per noi erano di sopravvivenza, come il sostegno della Fondazione Monte dei Paschi. Neppure sono usciti quei bandi regionali ai quali sempre abbiamo fatto riferimento. Si sono rarefatte, dunque, le fonti tradizionali a cui eravamo abituati. Questo è un dato limitante, che però non ci ha impedito di portare avanti diverse opere a cui teniamo particolarmente. Prima fra tutte la Casa del Minatore, cioè la casa degli anziani di Selvena e di cui adesso andiamo a eseguire il secondo stralcio grazie al finanziamento del Far Maremma».  Una casa particolare, vero? Con degli orti particolari.  «Sì, particolarissimi. Sono orti sociali coltivati dagli stessi ospiti della casa che produrranno prodotti biologici che saranno utilizzati sia nella mensa scolastica della stessa casa per anziani. Quasi un autoconsumo collettivo.  Una bella idea, questa.  «In quanto a idee non ci mancano. Ne abbiamo anche di brillanti. Peccato che con le idee e basta non si realizza molto. Ci vogliono anche denari. Con quelle idee riusciamo a vincere bandi importanti che poi non possiamo concretizzare perchè tutti ci richiedono, come Comune, di compartecipare e non abbiamo i fondi sufficienti. Come è successo per la rete di teleriscaldamento da finanziare per il 50% dal Comune. Chi ce l'ha questi soldi? Noi non possediamo fonti di introiti aggiuntivi: a noi non dà nulla nessun partner che invece sostiene altri Comuni».  Allora c'è anche qualche sassolino nella scarpa?  «Il nodo principale è il mancato decollo del Monte Penna su cui puntavamo per lo sviluppo di Castell'Azzara. Una riserva che è restata al palo, mentre si susseguivano cambi di guardia al timone della Provincia, che è quella che ha la competenza in questa materia. Addirittura il Monte Penna è diventato per noi un freno, non un volano di sviluppo».  Insomma, anche Castell'Azzara, come tutti i Comuni dell'Amiata, in questo momento ha il fiato grosso.  «Castell'Azzara soffre di marginalità storica nel comprensorio. Mi auguro solo che la nascita dell'Unione speciale dei comuni possa offrire ai cittadini servizi più accessibili e prossimi. I cittadini di Castell'Azzara pagano, a confonto degli altri amiatini, uno scotto enorme, che tradotto in termini economici è una spesa annua in più di 2-3mila euro, per accedere ai servizi ospedalieri, agli uffici, collocati fuori dal nostro paese».  Per questo in particolare cosa cambierà con l'Unione?  «Il percorso dell'Unione, che io ho sempre visto con grande favore, è appena cominciato. I tempi di cambiamento sono sempre abbastanza lunghi, ma io credo che arriveranno. Tutto sta nel sapere usare bene ogni possibilità che l'Unione offre.
E poi bisogna pensare, adesso, più in termini unitari fra gli otto comuni che dell'Unione fanno parte, che in termini di spirito di campanile. Solo così sarà superata quell'Amiata "a due velocità" di cui da decenni si sta ragionando».

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