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Una colonna e tre Soprintendenze

Rampa per disabili: enti accavallati per rendere accessibile la chiesa

GROSSETO. Non bastava la burocrazia moderna: ora anche gli antichi romani ci mettono del loro a rallentare il progetto della rampa per disabili al Duomo di Grosseto. Il mese scorso un pool di giovani architetti maremmani - Giosuè Ariganello, Simone Rusci, Bernardo Claus e Giulio Conti - si conquistò il primo posto del concorso di idee bandito dall'ordine degli architetti. L'agognato scivolo, il sogno di chi non riusciva a raggiungere l'altare in carrozzina, dalla porta principale, sembrava già spuntare all'orizzonte ma mancava il parere della Soprintendenza; parere arrivato puntuale ma con un carico di novità che da qui in poi forse allungheranno i tempi. E non certo per ostacoli preventivi frapposti dall'ente, come dicono subito gli enti preposti (ordine degli architetti e Curia), ma solo perché aumentano i controllori (tre Soprintendenze invece che una) e c'è un po' di fumo sulla proprietà del monumento attorno a cui ruota l'approvazione dell'idea vincitrice. Di chi è la colonna romana da spostare: Comune, Provincia o Stato?  Intanto il progetto. Quello che si è conquistato il podio è stato scelto sì dalla commissione, ma non ha ancora ricevuto l'imprimatur della Soprintendenza per i beni architettonici, a cui non va giù la proposta dei materiali in cor-ten (giudicati eccessivi rispetto all'edificio antico) né la ringhiera in cristallo fumé. Perplessità sono anche sull'integrazione (non chiara) della colonna con la rampa, che ha aperto un'altra delicata questione sull'eventuale ricollocamento del monumento, che a sua volta ha aperto un capitolo caro a ogni Soprintendenza: quello della conservazione o meno della "storicità" del bene. È giusto o no spostare una colonna che è nella stessa posizione da due secoli? O è meglio tenerla al suo posto? La colonna de' Bandi - situata a destra della facciata - proviene quasi di sicuro dal sito archeologico di Roselle. È una colonna romana sormontata da un capitello corinzio usato nel Medioevo per l'affissione dei bandi, e nel '700 si trovava davanti all'attuale farmacia. Il 14 settembre i progettisti saranno chiamati a presentare un'altra proposta con materiali e corrimano diversi, inclusa una modifica riguardante la colonna che potrebbe essere ricollocata poco distante o essere inglobata nella rampa. Ma dovranno render conto a una platea di interlocutori che negli ultimi giorni è cresciuta. Poiché infatti il monumento è un reperto antico e oltretutto "spostabile" (e dunque non solo immobile ma mobile), non ci sarà più una sola Soprintendenza a giudicarli, ma tre. Oltre a quella per i beni architettonici, la questione è passata anche alla Soprintendenza per i beni archeologici e a quella per i beni storico-artistici, ognuna con le sue competenze e punti di vista. Favorevole al "ricollocamento" (allo spostamento minimale poco più in là nella piazza) sono le prime due; contraria è invece la terza soprintendenza, alla quale stona lo spostamento. Ma sopra di loro c'è un quarto ente, che è la direzione regionale toscana dei beni culturali, e a questo spetterà il parere vincolante. Insomma: la questione sembra complicarsi anche se dalla Curia si affrettano a smentire. «Nessun problema e nessun intoppo», chiarisce monsignor Franco Cencioni. «Siamo in una fase risolutiva, in linea di massima
il progetto gode dell'approvazione generale». E «tutto è naturale» anche per il presidente dell'ordine degli architetti Pietro Pettini, per il quale «le Soprintendenze sono sempre tante ed è naturale che si incontrino», per non dire si accavallino. Ritardi, quindi? Non più dei dovuti (forse).

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