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Domani la cerimonia in paese: fu una vendetta dei fascisti

La strage impunita del 1921 Roccastrada ricorda i 10 uccisi

 ROCCASTRADA. Il 24 luglio del 1921 i fascisti uccisero dieci roccastradini per vendicare la morte del camerata Ivo Saletti. Domani, novant'anni dopo, il Comune di Roccastrada ha organizzato una commemorazione a cui parteciperanno i vertici delle istituzioni e i gonfaloni dei Comuni del territorio. Le celebrazioni si svolgeranno tra il municipio e il teatro dei Concordi, al mattino. E' prevista l'apposizione di una corona d'alloro alla lapide che ricorda l'eccidio; a seguire le parole del sindaco Innocenti, del presidente della Provincia Marras e di Luciana Rocchi (Isgrec) ad illuminare di nuovo un pezzo di storia che segnò drammaticamente il paese. Sono in programma anche letture a cura della Compagnia Instabile dei Dintorni.  «Settanta uomini, suddivisi su due camion e guidati dal segretario del fascio di Grosseto, Dino Castellani, arrivano di domenica mattina sulla piazza del paese, cantando Giovinezza. Devastano alcuni negozi, "visitano" le abitazioni del sindaco, il socialista Bastiani, e di alcuni assessori, bruciano le masserizie nelle strade. L'incubo dura un paio d'ore, poi la spedizione si allontana, diretta verso Sassofortino. Ma non è finita. I fascisti tornano di lì a poco. Subito dopo l'uscita dal paese infatti una fucilata ha colpito a morte uno di loro: Ivo Saletti. La vendetta si abbatte su Roccastrada con una furia incontenibile. Non si cercano i responsabili, non si colpiscono gli avversari politici, ma si devasta e si uccide a caso, sfondando le porte delle case, sparando alla gente. I morti sono dieci e la gravità dell'accaduto si ripercuote con ampia risonanza sulla stampa dell'epoca». Così Ilario Rosati, nel suo libro "Roccastrada - Roccatederighi nella storia d'Italia 1898 - 1915 - 1921", racconta i fatti di quel drammatico 24 luglio del 1921. La spedizione punitiva della squadraccia fascista, pare sia stata ispirata da Dino Perrone Compagni, segretario politico dei fasci italiani di combattimento della Toscana, che poche settimane prima, in una lettera, indirizzata all'allora sindaco di Roccastrada Natale Bastiani scrisse così: «Dato che l'Italia deve essere degli italiani e non può, quindi, essere amministrata da individui come voi, facendomi interprete dei vostri amministrati e dei cittadini di qua, vi consiglio a dare, entro domenica, 17 aprile, le dimissioni da sindaco, assumendovi voi, in caso contrario, ogni responsabilità di cose e di persone. E se ricorrerete alle autorità per questo mio pio, gentile ed umano consiglio, il termine suddetto vi sarà ridotto a mercoledì 13, che porta fortuna».  All'epoca, come detto, la strage di Roccastrada ebbe una vastissima risonanza in Italia e in Europa. Lenin ricordò l'episodio all'inaugurazione della Terza Internazionale, a Mosca. Gli
squadristi autori della strage di Roccastrada, prima protetti dalle forze dell'ordine e poi dal Ministero dell'Interno, furono in seguito processati; i dibattimenti si conclusero alla fine del 1946 ma non si arrivò mai alla sentenza. La strage di Roccastrada è rimasta, di fatto, impunita. (g.b.)

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