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Rampa per il Duomo, il vescovo soddisfatto «Questione di dignità»

 GROSSETO. Adesso tocca alla Soprintendenza per i beni architettonici e paesaggistici perché la Diocesi di Grosseto ha fatto tutto quanto per dare una risposta alla richiesta di chi vorrebbe entrare in cattedrale senza passare da vie secondarie, ma non può farlo perché non può salire le scale con le proprie gambe.  Il concorso di idee per la rampa di accesso al Duomo ha partorito il vincitore, un pool di giovani architetti grossetani - Giosuè Ariganello, Simone Rusci, Bernardo Claus e Giulio Conti - che hanno presentato un progetto che prevede una rampa, non in pietra, ma in un acciaio speciale, che sale, dal lato sud della cattedrale, senza addossarsi al muro del Duomo, e conduce alla facciata, alle porte principali, così come voleva il vescovo Franco Agostinelli che aveva, come obiettivo prioritario, non solo quello di abbattere una barriera architettonica, ma proprio quello di non fare più entrare le persone disabili da porte secondarie. «È una questione di dignità - ha detto il vescovo - a me interessa che le persone possano entrare tutte dalla stessa porta e questa soluzione mi pare rispondente alla legittima esigenza di poter entrare in cattedrale dalla via principale senza incontrare barriere».  Il progetto, denominato "Passoduomo" è stato scelto tra 45 lavori inviati al concorso ed esaminati, in modo anonimo, fino ad arrivare a selezionarne 11, e poi 5 e infine il vincitore. Il concorso di idee, partito a metà gennaio scorso con il bando, partorito al termine di lunghi mesi di discussioni, con la soprintendenza restia ad approvare un intervento così delicato. L'idea del concorso è piaciuta e sono arrivati 45 lavori diversi, che hanno coinvolto un centinaio di architetti di tutta Italia. Le proposte sono state esaminate da una commissione composta dagli architetti Pia Pietrangeli (ministero), Pietro Pettini (presidente dell'ordine), Giovanna Chionsini (Comune di Grosseto), ingegner Mario Santini (commissione diocesana arte sacra), don Desiderio Gianfelici, don Piero Caretti, Massimiliano Frascino per le associazioni grossetane dei diversamente abili e dalla dottoressa Olivia Bruschettini (segretaria).  Al secondo e terzo posto due ipotesi progettuali che hanno messo seriamente in difficoltà i commissari: il progetto "Muratura" presentato, anche questo, da un pool di architetti grossetani, Andrea Sordini, Giovanni Tombari e Michele Viti, e il progetto "SRGR110000" presentato da un gruppo di architetti grossetano-parmensi: Paolo Zermani, Giulio Basili, Lisa Carotti, Fiorentino De Martino. Al quarto posto un raggruppamento di architetti veneti: Attilio Santi, Imelda Cargnello, Francesca Campagnoli, Marco Lanza. Quinto l'architetto foggiano Vincenzo Bonfitto.  «Fidandoci anche delle richieste delle istituzioni - ha detto don Desiderio Gianfelici - abbiamo sperimentato che questo tipo di percorso funziona e che è possibile condividere tutte le istanze in modo che la risposta finale possa essere stabile nel tempo e non una risposta solo di emergenza».  Un percorso modello come è stato definito anche dall'architetto Vanessa Mazzini, della Soprintendenza dei beni architettonici e paesaggistici,
che ha invitato anche il Comune di Grosseto a seguire la strada del concorso di idee per tutte le opere pubbliche. Ma l'architetto ha anche spiegato che la Soprintendenza aspetterà la presentazione del progetto per poter rilasciare l'autorizzazione «in modo che possa essere realizzato».

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