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Il proprietario dell’azienda: mi regalarono due ettari come giovane imprenditore

Il principe dei Merlot è nato per caso «Non trovavo la barbatelle di Sangiovese»

 MASSA MARITTIMA. Il miglior Merlot d'Italia parla maremmano ed è nato per caso. Premiato a ottobre nel concorso sponsorizzato dal Comune di Aldeno, il prodotto porta la firma di Enrico Corsi, titolare dell'azienda La Cura, e la sua storia è antica e curiosa. «Occorre fare di necessità virtù» recita il proverbio e mai come nel caso di questo vino la saggezza popolare rispecchia la realtà.  Durante gli anni novanta, infatti, Corsi entrò in possesso di alcuni terreni in cui impiantare le vigne. La sua azienda, La Cura di Massa Marittima, erano ormai generazioni che produceva vino sfuso e proprio in quel periodo iniziò a dedicarsi all'imbottigliamento.  L'idea iniziale per sfruttare quel terreno in più era completamente diversa da quella che poi ha portato alla produzione di questo vino, adesso riconosciuto come il migliore d'Italia nella categoria Igt. Corsi cercò una vigna di Sangiovese, la più tipica del nostro territorio, senza però trovarla, rimpiazzandola con il Merlot. Una scelta casuale quindi, ma che ha dato i suoi frutti.  Ma facciamo un altro passo indietro e partiamo dall'inizio, dalle origini de La Cura. Una cantina passata di padre in figlio, quella dei Corsi, che trova la sua alba all'inizi del secolo a Ciciano, un paesino nei dintorni di Chiusdino. Fu il nonno di Enrico ad iniziare a produrre vino, raggiungendo fino a 100 ettolitri di prodotto.  L'azienda vera e propria, con sede a Cura Nuova, apre i battenti nel 1969 e produce la prima bottiglia di vino nel'98. Fino ad allora, infatti, il commercio dei Corsi si basava sul vino sfuso. Ma è proprio negli anni novanta che nasce il nostro Merlot. Quegli sono gli anni del boom del vino in bottiglia, in cui tutti cercano etichette nuove o di tradizione. E in quegli anni la Provincia di Grosseto diede due ettari da ricoprire di vigne a Enrico, premiandolo come giovane imprenditore. Ma proprio perchè tutti facevano il vino in quel periodo, Corsi non riuscì a trovare le barbatelle (ossia il prodotto da cui poi nasce la vite) di Sangiovese, il tipico vitigno nostrano. Ne trovò però delle altre, non certificate, di Merlot. Vuoi la posizione giusta, vuoi il mix di viti che ci sono state piantate, «questo sbaglio è stato una delle nostre fortune» ammette Corsi. Questa però non è la prima volta che La Cura viene premiata per uno dei suoi prodotti stravaganti. Un'altra medaglia d'oro se l'è aggiudicata con un altro vino particolare, unico nel suo genere: Il Predicatore.  Si tratta di
un prodotto ottenuto con gli scarti delle uve. Insomma, l'uva acerba. Un prodotto che ha riscosso molto successo e che racchiude la propria filosofia nelle prime righe dell'etichetta posteriore: «La mia nonna diceva che è un peccato sprecare la roba». Anche perchè può diventare una medaglia d'oro.

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