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Scoperto quattro anni fa, sarà esposto per un mese al Museo archeologico

Il nobile Blasini rivive con il suo paramento

È stato vescovo della città, ora l'abito sacro è stato restaurato

 GROSSETO.Fece ampliare il palazzo vescovile di Grosseto, restaurò la chiesa di San Francesco, abbellì il Duomo. Giovan Battista Bagalà Blasini, nobile livornese nato a inizio '800 e consacrato vescovo di Grosseto nel 1876, per decenni è stato un prelato di spicco nella storia ecclesiastica; poi per molto più tempo la sua memoria è scivolata nell'oblio.  Ora, a 126 anni dalla morte, l'ufficio beni culturali ecclesiastici della Diocesi di Grosseto annuncia d'aver scoperto e fatto restaurare un prezioso paramento sacro viola che appartenne a lui (come dimostra un bellissimo stemma ricamato), e che verrà esposto per un mese al museo d'arte sacra, dopo una piccola cerimonia di presentazione.  «I tre pezzi - racconta Olivia Bruschettini, dell'ufficio beni culturali della Diocesi di Grosseto - sono decorati a mano con ricami sulla fascia centrale in seta policroma. Si tratta di due pianete che rappresentano le "Scene della Vita di Cristo", e di un piviale che riporta una dettagliata decorazione della "Passione di Gesù Cristo" con una bellissima "Ultima cena" sul cappuccio».  Nella liturgia cristiana il colore viola indica la penitenza, il richiamo alla conversione e alla confessione.  «E' un colore che si usa nell'avvento e nella quaresima - dice la Bruschettini - ma anche durante la celebrazione delle messe dei defunti».  Le pianete è una parte del paramento liturgico usato dal presbitero per presiedere la celebrazione liturgica; il piviale consiste in un ampio mantello con cappuccio, chiuso davanti con un fermaglio chiamato "razionale". Su tutti e tre i manufatti è presente lo stemma del "vescovo di Grosseto" Blasini che, nato a Livorno da nobile famiglia il 6 aprile del 1803, fu uomo colto e raffinato, studiò lettere e filosofia dai padri Barnabiti e frequentò l'università di Pisa, dove si laureò con lode in diritto civile e canonico e anche in teologia.  Da vecchio si trasferì in Maremma, e nel 1876 fu consacrato vescovo di Grosseto, dove contribuì a restaurare e abbellire il Duomo e la chiesa di san Francesco, e a rinforzare i servizi dell'ospedale della Misericordia.  Morì a Livorno nel 1884, a 81 anni, e tutti i suoi beni (come dispose lui stesso) furono spartiti tra la Diocesi di Grosseto e quella di Livorno.  La scoperta, da parte di Olivia Bruschettini, è stata fatta nel 2006 in occasione della catalogazione del patrimonio artistico della Diocesi di Grosseto, ma è stata resa nota solo ora che il paramento è stato identificato e fatto restaurare dall'ufficio beni culturali, d'intesa col vescovo Agostinelli e la Soprintendenza per i beni artistici di Siena e Grosseto.  Il restauro è stato finanziato interamente da Elena Brozzi Palmieri di Grosseto.  L'operazione ha richiesto molti mesi, è stata seguita da Olivia Bruschettini e curato dalle restauratrici del laboratorio tessile Tela di Penelope di Prato, equipe specializzata nel restauro dei manufatti tessili, arazzi
e tappeti e composta da ragazze diplomate all'Opificio delle pietre dure di Firenze.  Il 5 ottobre alle 18 il prezioso manufatto sarà presentato al museo archeologico e d'arte sacra della Maremma, dove resterà esposto per un mese.

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