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Uccisi i cani dei vicini il giorno del blitz È caccia agli autori

SEGGIANO. Tre, forse quattro attentatori che hanno impiegato due ore, tra venerdì e sabato, per recidere circa 2700 viti in un'azienda agricola di Seggiano usando delle forbici laser. È questa la ricostruzione dei carabinieri del nucleo investigativo al termine dei tre sopralluoghi effettuati negli ultimi giorni. Ora gli investigatori scavano nel passato dei proprietari e nelle persone che ultimamente si erano fatte avanti per rilevare l'azienda. E intanto emergono due episodi inquietanti: il giorno dell'attentato i cani dell'azienda vicina sono stati uccisi e il padre della titolare ha fatto uno strano incontro.

Venerdì pomeriggio, il padre della titolare a poche decine di metri dai campi coltivati a viti, avrebbe incontrato due uomini. Persone che non conosceva, che non aveva mai visto, e che gli hanno chiesto un passaggio. L'uomo li ha fatti salire sulla sua auto per lasciarli poco più avanti. Un incontro al quale non avrebbe dato, sulle prime, nessun peso. Ma il giorno dopo, quando l'azienda agricola si è trovata costretta a fare i conti con quelle 2.700 viti tagliate alla radice, anche quello che sembrava essere un dettaglio di poco conto è diventato un altro elemento del giallo di Seggiano. Ma non c'è soltanto questo pezzo a comporre il puzzle delle ore che hanno preceduto l'attentato alla vigna della fattoria. Il giorno stesso, in un'azienda agricola vicina, che confina con quella colpita, i proprietari hanno trovato i loro cani da guardia morti. Forse avvelenati. Cani che non avrebbero fatto la guardia soltanto alla loro azienda, ma che stavano in un pezzo di terra al confine con quella dove la vigna è stata completamente distrutta. Cani quindi, che avrebbero potuto abbaiare, per avveritre e che avrebbero fatto scattare l'allarme se durante la notte qualcuno si fosse avvicinato a quegli appezzamenti di terreno. Sulle prime, anche in questo caso, i proprietari dell'azienda non hanno pensato che i loro cani fossero stati uccisi da qualcuno che non poteva rischiare di essere sorpreso. Ma anche l'uccisione dei cani, vista il giorno dopo, assume contorni inquietanti. Chi ha impugnato le forbici laser, la notte tra venerdì e sabato, e ha fatto scempio di 2mila 700 viti, ha studiato il piano nei minimi dettagli. Tre o quattro persone, diceva qualche giorno fa la proprietaria.

Tre o quattro persone, dicono anche i carabinieri. Specialisti. Che probabilmente hanno sfruttato anche un capanno che si trova in fondo alla vigna distrutta per nascondersi. Per ripararsi da occhi indiscreti. Occhi che comunque, in aperta campagna e di notte, difficilmente si incrociano. Gli unici, potevano essere appunto quelli dei cani da guardia dell'azienda confinante.
Ma anche quegli occhi attenti, sono stati chiusi preventivamente. Nella maniera più barbara possibile. E l'Amiata, da allora, si è tinta di giallo. E oggi è previsto un altro sopralluogo degli inquirenti.

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