di Federico Lazzotti
INSEGNA Del bar di famiglia Sotto lelisoccorso Pegaso
PITIGLIANO. Amava Valentino Rossi e soprattutto le moto, e appena poteva, anche quando era dietro al bancone della pasticceria di famiglia, nel centro di Pitigliano, si metteva a parlare di carburatori, pieghe e della sua motocicletta nuova: l'Mv Agusta sulla quale ieri pomeriggio ha perso la vita dopo aver toccato il finestrino di un'auto prima di andare a sbattere contro il guardrail. Massimo Volpicelli, 33 anni, le curve che da Pitigliano portano a Sovana lungo la provinciale 46 le poteva percorrere a memoria, come se avesse dovuto fare un conto a uno dei suoi clienti allo snack bar in centro nel quale lavorava con la mamma Franca e il papà Augusto che quella gelateria l'hanno aperta. Piega, rettilineo, piega. Caffè, pasta, Caffé. «Un ragazzo sempre sorridente», lo descrivano i suoi amici. «Appena poteva - vanno avanti - si metteva il casco e andava in moto. Il suo mito era Valentino Rossi. Non si perdeva nemmeno una gara». Quella di ieri per lui doveva essere solo una passeggiata sulla sua due ruote. Può essere stato un eccesso di fiducia a innescare l'incidente avvenuto poco dopo le 17 a qualche metro dal ponte sul torrente. È possibile che il motociclista abbia allargato leggermente la traiettoria della curva, pensando che dall'altra parte non arrivasse nessuno. Invece, in direzione opposta, verso Pitigliano, stava arrivando una Volkswagen Golf. «La moto - raccontano i carabinieri che hanno effettuato i rilievi - ha toccato il finestrino della macchina». Solo quello perché sul resto della fiancata dell'auto non c'è nessun altro segno dell'urto. Deve essere bastato quel maledetto tocco per innescare lo schianto. Il centauro deve aver perso il controllo della moto. Sull'asfalto, infatti, è rimasto il segno della frenata, l'ultimo tentativo del giovane di evitare l'uscita di strada e lo schianto mortale contro il guardrail. «Per i motociclisti - spiegano gli investigatori - quell'acciaio è come una gabbia. Se per gli automobilisti può essere una salvezza per loro è l'esatto contrario. Non ci fosse stato sarebbe finito tra i rovi e forse si sarebbe salvato». La notizia dell'incidente a Massimo Volpicelli è arrivata in paese tanto rapidamente quanto l'ambulanza è arrivata sul luogo della tragedia per cercare di salvarlo. Così la scena a cui familiari, amici e anche la compagna si sono trovati di fronte è stata straziante. «Hanno cercato di rianimarlo in tutti i modi - spiegano - prima ci ha provato il medico dell'ambulanza, poi è arrivato l'elisoccorso Pegaso e anche loro hanno provato un disperato tenativo di tenerlo in vita». Troppo gravi le lesioni per riuscirci. Il corpo di Massimo Volpicelli è stato trasferito all'obitorio di Pitigliano. Oggi la camera ardente sarà aperta per l'ultimo abbraccio del paese al suo barman motociclista. Alle 18, nella chiesa di Pitigliano si svolgeranno i funerali.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
10 agosto 2010