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Quando all'Arcille affiorò l'antenato del tricheco

 GROSSETO. La Maremma è terra ricchissima di reperti. Nel 2007 anche Arcille è salita alla ribalta per aver custodito e riportato alla luce i resti fossili di tre antenati degli attuali dugonghi (mammiferi marini erbivori) vissuti nella zona oltre 4,5 milioni di anni fa, nel periodo pliocenico. Soprattutto uno dei tre reperti fossili è risultato di grande valore scientifico perché, come hanno valutato gli studiosi, è risultato il più completo tra i fossili di dugongo esistenti al mondo. L'eccezionale "sirenide" vissuto ad Arcille, e il cui discendente nuota ancor oggi in certe zone calde del pianeta (dal mar Rosso fino alle isole della Sonda), doveva avere tre metri di lunghezza per una tonnellata di peso. La scoperta fu fatta dal Gamps, gruppo di Scandicci diventato famoso nel 1998 quando alcuni studiosi si imbatterono, a Castelfiorentino, nel cetaceo fossile più completo mai scoperto in Europa. Oggi, a unire le sorti dei due fossili trovati ad Arcille e Montorsaio,
è il fatto che le scoperte siano avvenute per caso. Ad Arcille il resto del mammifero è stato portato alla luce da una ruspa che scavava la sabbia nella vicina cava. A Montorsaio fu l'installazione di tubature da parte di Acquedotto del Fiora a far affiorare i primi fossili, molti anni fa.

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