di Francesca Gori
GROSSETO. Non è una pubblicità. Ma un messaggio. A favore della diversità, non contro l’omofobia. Che però ha diviso la città. Perché quell’enorme cartello piazzato in via Fattori chiede alla Chiesa di permettere a due donne di sposarsi. E a qualcuno, proprio non è piaciuto. Sembrano due donne che si baciano.
In realtà, è l’immagine di una ragazza riflessa in uno specchio. La copertina del libro “Io, Maria Bellofiore”, pubblicato dallo scrittore grossetano Cristiano Gentili all’inizio dell’anno. Un libro sulla diversità, sull’eterosessualità che può diventare omo. Sullo strazio e sulla gioia. Quel cartellone sei per tre che campeggia proprio prima del ponte della ferrovia non è però una pubblicità al libro. È un messaggio, una richiesta. «Io e la mia fidanzata Maria Bellofiore vogliamo sposarci. Sua santità ci fa la grazia?».
La frase scelta, infatti, non è una frase del romanzo. E nemmeno una provocazione dell’autore. È semplicemente un modo per porre l’attenzione in città sui temi della diversità. Dell’omosessualità. Ma per qualche abitante della zona, quel cartello è un oltraggio a papa Ratzinger. «Quando ho visto quell’immagine - dice Martina Cesaroni - sono rimasta turbata. È oltraggioso per i cattolici, c’è la richiesta al Papa di far sposare due donne. È incredibile che nessuno abbia detto niente».
La protesta della signora Cesaroni non è isolata. Quel manifesto lo hanno visto in tanti. Qualcuno ha sorriso, qualcun altro ha applaudito, qualcun altro ancora si è indignato. E ha gridato allo scandalo. Uno scandalo che non ha stupito l’autore del libro. Se l’aspettava, visto che per fare quel cartellone ha trovato resistenze anche nell’agenzia di pubblicità che lo ha realizzato. È stato costretto, Cristiano Gentili, a virgolettare quella frase. Perché se ne assumesse la responsabilità. «Non è soltanto una provocazione - ribadisce - ma è una richiesta vera, fatta alla Chiesa. Ma è anche un modo per porre l'attenzione sul tema della diversità. Che è un concetto assolutamente relativo».
Di omosessualità se ne parla poco a Grosseto. Nonostante sei anni fa le vie del centro si fossero colorate del pride. Dell’orgoglio omosessuale. Un orgoglio che però, pare essere stato messo sotto il tappeto. Come si fa con la polvere. E le proteste di chi abita in città e che quel manifesto proprio non lo sopporta, lo dimostrano. Dalla sua, Cristiano Gentili che vive in Sudan per lavoro, ma che è in Maremma a trascorrere le vacanze, ha deciso di battere il ferro finché è caldo. «Questa è la prima iniziativa di sensibilizzazione che ho pensato - spiega - ma durante tutta l’estate ce ne saranno altre. E tutte a sorpresa».
Lanciare un messaggio, che è quello della ricchezza della diversità. Non aver paura di chiedere. Appunto, anche il matrimonio gay. «In chiesa - dice - perché gli omosessuali cattolici sono tanti, e hanno il diritto di sposarsi come gli eterosessuali. Non si possono affrontare questi temi soltanto quando scoppiano scandali. E soprattutto è ingiusto e davvero indecoroso continuare con il vecchio errore di assimilare i gay ai pedofili». Coazione a ripetere. Pensieri che rischiano di far sprofondare la città ancora una volta nel secolo scorso.
Perché, scandalo a parte, il libro di Gentili che ha come protagonista quella Maria Bellofiore che chiede la grazia perché vuole sposare la sua fidanzata, è già alla seconda ristampa. E ora potrebbe anche diventare un film. «È stato presentato al Festival internazionale di Torino - spiega lo scrittore - e c’è già qualcuno interessato a far diventare quelle parole immagini».
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14 giugno 2010