Menu

Indagato un attore irlandese
Lui: non c’entro

I sospetti dopo che si era presentato al pronto soccorso per una ferita da coltello

ARCIDOSSO. Paudge Behan, 43 anni, origine irlandese, professione attore, capelli biondi e arruffati, collana, braccialetto e canottiera, ha il volto e il modi del guascone giramondo. E una sicurezza in tasca: «Non sono stato io, non la conoscevo. Non sapevo nulla dell’omicidio fino a sabato sera». Ti guarda dritto con gli occhi celesti e aggiunge con una smorfia: «Ridicoulous, incredible». Ridicolo, incredibile che si possa aver pensato a lui come assassino di Silvana Abate, la donna di 72 anni trovata senza vita nella villa della Foresta ad Arcidosso, uccisa da 11 coltellate.

Eppure è lui, che abita da solo in un casolare sperduto a Vallon del Melo, tra Monte Labro e le Macchie, il primo indagato dell’inchiesta che da venerdì sera sta mobilitando i carabinieri, dopo l’assassinio che ha nuovamente sconvolto la comunità amiatina: il terzo in pochi mesi. Indagato per omicidio volontario a causa di una ferita da taglio alla coscia sinistra, medicata in ospedale. Paudge (ma tutti lo conoscono come “Poggio” sull’Amiata, perché è più o meno così che si pronuncia il suo nome) si è presentato sabato intorno alle 19 al pronto soccorso dell’ospedale di Castel del Piano: vi era già stato, grosso modo alla stessa ora, giovedì. Doveva farsi iniettare l’antitetanica dopo essersi fatto curare due giorni prima una ferita che lui stesso, ha raccontato, si era procurato accidentalmente con un coltello a serramanico aprendo uno scatolone, a casa sua.

Lo hanno saputo i carabinieri e, logicamente vista la situazione, lo hanno prelevato e portato in caserma, da dove è uscito prima per il sopralluogo a casa e poi fino a mezzogiorno di ieri. Poi è tornato libero dopo l’interrogatorio del pubblico ministero Alessandro Leopizzi al quale, consigliato dall’avvocato Mario Tamberi, ha preferito non rispondere.

Eppure ha tanta voglia di parlare, fuori dalla caserma, per spiegare - alternando il suo inglese chiaro con il suo italiano stentato - che lui con questa storia non c’entra. Behan è uscito libero. Ma senza casa e senza auto, una vecchia Panda: gli sono stati sequestrati per accertamenti, insieme al coltello della ferita alla coscia. Lo ha consegnato lui stesso ai militari durante il primo sopralluogo nel casolare in ristrutturazione. «I cooperated», ho collaborato: ha acconsentito a che gli venissero prelevati campioni di saliva e sangue da confrontare con i reperti trovati sulla scena del delitto. «Ha fatto bene - commenta l’avvocato - Io mi sono fatto l’idea che sia estraneo. Aspetto l’esito degli accertamenti, due-tre giorni: ma sono tranquillo come lo è lui».

I reperti. In particolare il sangue. Sulla scena del delitto è stata isolata l’impronta di una scarpa, impressa nel sangue, mescolata con una parte di materiale terroso. Un’impronta utilissima per le indagini (ma a Behan non sono state sequestrate calzature), che non si sono fermate un attimo dalle 22,30 di venerdì, quando il corpo della ex allevatrice di visoni è stato scoperto riverso in casa. Anche ieri i Ris hanno esplorato ogni angolo della villa della Foresta, per poi spostarsi nell’abitazione di Paudge, dove nel pomeriggio, dopo le 17, è giunto anche il magistrato che coordina le indagini e che si tiene in contatto minuto per minuto con gli investigatori: anche dopo che l’attore irlandese è stato prelevato, i carabinieri hanno continuato a battere ogni strada. Perché quella della rapina degenerata è un’ipotesi che presenta troppe incongruenze: troppe 11 coltellate per essere state vibrate da un “semplice” ladro, cui sarebbe bastato poco per sopraffare una donna di 72 anni e dalla corporatura normale. Incongruenze.

L’obiettivo è mettere a fuoco il movente di una rapina il cui bottino sarebbe stato forse solo la borsa della donna, cui non sono stati tolti i gioielli indossati. Troppo poco.

La ricostruzione delle ultime ore non presenta “buchi” particolari. Una conoscente di Silvana, Luana Moscarini, racconta di averla incontrata alla Conad di via Risorgimento, giovedì dopo le 17, mentre entrambe facevano la spesa. Poi il ritorno a casa e il delitto, scoperto solo 26 ore dopo. E questo crea le difficoltà principali. Anche perché, dice Monica Francescatti, architetto residente a Montalcino, «mia madre non aveva nemici di alcun genere. E non aveva paura a stare lì, anche quando era rimasta sola per la morte di mio padre. L’attore irlandese? Non credo che mia madre lo conoscesse. Io non l’ho mai visto né lei me ne aveva mai parlato. Però una cosa mi sono dimenticata di suggerire ai carabinieri: di guardare con attenzione chi frequentava quella
casa, anche il personale di servizio».

Stamani la salma della signora Silvana lascerà l’obitorio di Grosseto per raggiungere la chiesa di San Niccolò, ad Arcidosso, dove don Franco Serri celebrerà alle 15 il rito funebre. Poi la sepoltura, nel cimitero del paese che Silvana amava tanto.

TrovaRistorante

a Grosseto Tutti i ristoranti »

Il mio libro

NARRATIVA, POESIA, FUMETTI, SAGGISTICA

Stampare un libro risparmiando: ecco come fare