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Electrolux, l’ad Ferrario tranquillizza gli operai: «Il robot non toglierà posti di lavoro»

L’attuale organico non dovrebbe essere toccato, ma il manager lancia un monito: «I dipendenti dovranno evolversi»

susegana. Il “gigante del freddo”, pressato dalle nuove esigenze di mercato, orientate anche dall’Ue che impone entro il 2021 frigoriferi meno “energivori”, si appresta a rottamare gradualmente la fabbrica di Susegana. I robot in arrivo potrebbero ridurre, fino a dimezzare l’attuale organico che oscilla da 1100 e 1200 tra operai e impiegati. Solo negli ultimi due anni, peraltro, i robot hanno rimpiazzato un centinaio di lavoratori.

Rassicurazioni. Ma rispetto a questa preoccupazione degli ambienti sindacali, ieri ha fornito parole di rassicurazione Ernesto Ferrario, ad dell’Electrolux, a margine dell’inaugurazione a Porcia dell’Innovaction Factory, un laboratorio avanzato per studiare innovazioni di processo e di prodotto. «L’automazione porta generalmente un beneficio in termini di produzione e processo. Speriamo – ha sottolineato Ferrario – che porti ad una riduzione dei costi e, contestualmente, ad un aumento dei volumi e che, pertanto, non abbia effetti negativi sulla manodopera». Di sicuro, ha aggiunto l’ad di Electrolux - siamo di fronte a un cambiamento.

«La crisi è alle spalle». «L’operaio deve evolversi ad una figura più tecnica, con più capacità e con più conoscenze. Per questo stiamo progettando anche un training adeguato con competenze migliori per la nostra forza lavoro. Noi veniamo da 4 anni di profondi cambiamenti, la crisi è alle spalle», ha proseguito Ferrario. Mentre a Porcia è allo studio anche una speciale maglietta per monitorare, ad esempio, l’ergonomia del lavoro, a Susegana un corposo staff di ingegneri, rafforzato recentemente da nuove assunzioni (una decina), sta lavorando sull’Electrolux 4.0 che potrebbe materializzarsi nella parte di stabilimento che sta per essere liberato dalla logistica (carico e scarico merci).

L’esperimento di Susegana. Nulla di definitivo, ancora. Che uno studio, anzi più studi siano in corso è stato ammesso nei giorni scorsi dall’azienda in un incontro a Roma col sindacato e qualcosa di più si saprà nel vertice del 9 ottobre al Ministero dello sviluppo economico. La multinazionale svedese coglierebbe le opportunità del Governo offerte da Industry 4.0 (contributi fino al 50%) per rinnovare il sito trevigiano che si appresta ad uscire definitivamente dalla crisi. Nel laboratorio di progettazione a Susegana, dove lavorano esperti provenienti da tutto il mondo, si sta programmando una trasformazione sia del processo sia della struttura del frigorifero, pensato non più per adattarla all'intervento di montaggio degli operai ma a quello dei robot e co-robot, anche antropomorfi, in un ambiente altamente digitale.

I paletti dell’Europa. Stoccolma ha sollecitato la corsa perché l’Unione Europea ha introdotto nuovi e più stringenti parametri di consumo energetico per gli elettrodomestici - New Energy legislation - a cui i produttori devono adattarsi. I progettisti di Susegana hanno, dunque, il compito di modificare tutta la gamma dei prodotti sia da incasso (progetto “genesi”) sia a libera installazione (progetto “sunrise”) – questi ultimi per l'Ungheria – perché tutto dovrà essere pronto, anzi anticipare l'appuntamento normativo del 2021.

I sindacati. «Tutto bene – commenta Augustin Breda, ricandidato alle prossime Rsu – ma chi pensa al ricambio generazionale, oltre che professionale dei lavoratori, per adattare le competenze del futuro prossimo a partire da quelle utili alla fabbricati digitali?». Secondo prime valutazioni, la nuova fabbrica a regime potrebbe produrre gli stessi frigoriferi di oggi – 785 mila a fine anno, 800 o 830 mila il prossimo - con poco meno della metà degli operai (che sono poco meno di 900).

Problema riconversione. Non solo, aggiunge Breda, preoccupato anche per un altro aspetto che riguarda il lavoro in fabbrica: «C’è il problema della riconversione e formazione degli

operai attuali, che segnalano significative carenze di alfabetizzazione digitale, le quali, se non colmate, metterebbero buona parte dei lavoratori in difficoltà rispetto i nuovi processi produttivi. E a oggi non si vedono programmi formativi adeguati per tutti gli addetti ai montaggi». 

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