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La certezza Silvestre «Le responsabilità non mi spaventano»

Il difensore argentino è già diventato uno dei leader della retroguardia azzurra «Sono qui anche perché mi è stato chiesto di ricoprire un ruolo di questo tipo» 

Empoli

Se a 19 anni giochi alla leggendaria Bombonera da titolare, con la leggendaria maglia del Boca Juniors sulle spalle, significa che le stimmate del leader ce le hai. Da quel 25 marzo 2003 di anni ne sono trascorsi assai, di partite ancora di più, e quando incroci Matias Augustin Silvestre hai subito la sensazione di trovarti di fronte a un capo, a un boss.

Ha la faccia da duro i modi gentili, il difensore di Mercedes. Ma soprattutto ha le spalle larga, la voglia e la capacità di essere leader anche in questa nuova avventura, quella con l’Empoli, iniziata subito da protagonista. Sempre titolare, là dietro, sempre in mezzo a una difesa che a lui chiede certezze e sicurezza. «Sono soddisfatto di queste prime uscite – spiega – soddisfatto della squadra e soddisfatto di me. È una base da cui partire, è chiaro, ma è una buona base. Vista la mia esperienza sento la responsabilità di dare qualcosa, di dare tanto. Ma le responsabilità mi piacciono, mi caricano. Se sono qui a Empoli è anche perché mi è stata prospettata un ruolo di questo tipo».

Già, anche per questo. Ma non solo. Silvestre, infatti, con la possibilità di liberarsi dalla Samp era diventato uno degli uomini più ambiti dell’ultima fase di mercato. Lo volevano tutti (o almeno anche Bologna, Cagliari e Parma), lo hanno preso gli azzurri. «Perché – rivela Silvestre – è la società che mi ha voluto più di tutti, che lo ha dimostrato con incontri e contatti. La presenza del direttore Pecini, che era con me alla Samp, è stata un valore aggiunto. Come le telefonate con il mio amico Capezzi (che, non a caso, assiste alla conferenza stampa del difensore, ndr) o le tante cose belle che di questa piazza mi ha detto Eder. Si sente ancora legato ad Empoli e al suo record (27 gol in un campionato di B, ndr) e mi ha consigliato di venire».

Il resto, invece, lo ha fatto... proprio l’Empoli. «Ho seguito la squadra l’anno scorso in B – rivela Silvestre – e mi è piaciuto molto il suo modo di giocare, di fare calcio. D’altra parte era un aspetto che in qualche modo già conoscevo. Ho affrontato gli azzurri con tante maglie e da sempre le caratteristica dell’Empoli la qualità del gioco. Per un calciatore è importante affrontare le partite con una certa filosofia. E devo dire che anche quest’anno cerchiamo sempre di imporci, di farci valere. È bello».

Anche a costo di rischiare qualcosa, magari restando 2 contro 2 di fronte alla propria area di rigore. «In alcune partite può capitare, in effetti è già capitato. Ma sono convinto – continua – che sia un rischio che vale la pena correre pur di essere propositivi. D’altra parte non siamo mai allo sbaraglio. Lavoriamo molto per essere sempre organizzati, concedere il meno possibile. E sul campo secondo me si vedono i frutti del nostro impegno quotidiano».

In due partite su tre, infatti, la porta di Terracciano è rimasta inviolata. «Il mio obiettivo è quello di uscire sempre dal campo senza aver incassato reti – replica, sicuro e deciso come quando affronta un avversario – e quando ci riusciamo, ovviamente, sono contento. Finora abbiamo commesso qualche errore solo nella sfida in casa del Genoa, ma a mio avviso pagando anche troppo severamente. Però proprio dagli sbagli del Ferraris siamo ripartiti, lavorando prima sui video e poi sul campo, per crescere ancora».

E crescere ancora resta l’obiettivo. Anche perché dietro l’angolo c’è una fase di calendario impegnativa, soprattutto per la difesa, che si apre con la sfida contro la Lazio del re dei bomber (dell’ultimo campionato) Immobile. «Ci aspetta certamente una partita difficile. Ma affrontare un avversario che probabilmente sarà meno chiuso di quelli incontrati finora potrebbe portarci anche qualche piccolo vantaggio.

Sarà dura – spiega – ma cercheremo comunque di dire la nostra. Come sempre».

Parola di chi a 19 anni giocava alla Bombonera. «E indossare la maglia del Boca è sicuramente un’esperienza formativa...». —

D.B.

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