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L’Empoli che perde è... promosso anche dai numeri

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L’Empoli che perde è... promosso anche dai numeri

L'analisi dei numeri conferma la buona prova offerta contro il Genoa: più possesso palla e maggiore pericolosità 

EMPOLI. Non è una scienza esatta, il calcio. Non lo è da oggi, non lo è mai stata. E la conferma della regola, stavolta, fa male. Fa male all’Empoli. Che sulla sponda rossoblù di Marassi ha perso una partita che, riletta attraverso i numeri, proprio non ci stava di perdere.

O almeno questo sembrano suggerire i numeri: quelli ufficiali, cioè col “timbro” della Lega calcio e non solo. Ma partiamo dai primi: gli azzurri hanno avuto il 67% di possesso palla (32 minuti e 33 secondi, di cui più di 20 nella metà campo avversaria), hanno tirato di più (12 volte contro 10) e più in porta (8 a 4). Hanno avuto più occasioni da gol (9 contro 5), più azioni manovrate (32-23) e più passaggi riusciti (86% contro 72%). Analisi confermata anche dai dati di Wyscout, piattaforma specializzata in video e statistiche applicata al calcio. Che fissa il possesso palla degli azzurri, a Genova, sul 63,8%, il migliore di tutta la Serie A. Secondo posto dietro al Napoli, invece, per le azioni pericolose create nel turno numero 2 del campionato: 31 per i partenopei, 26 per gli azzurri. Sembra la fotografia di un trionfo, insomma, e invece... Invece l’Empoli ha perso. È tornato a perdere una partita di campionato, tanto per restare ai numeri, dopo 287 giorni. O, se preferite, 9 mesi o 17 giorni, o ancora 40 settimane. Un’eternità, in definitiva, al di là di come si scelga di leggere la distanza fra il 2-1 incassato a Vercelli, in B, e quello allo stadio Ferraris.

Distanza che non è solo temporale, visto che si tratta di risultati identici per partite profondamente diverse. La prima minò la panchina di Vincenzo Vivarini, che sarebbe saltata un mese e una manciata di giorni dopo, la seconda sembra addirittura rafforzare le convinzioni di Aurelio Andreazzoli. Che, insieme ai suoi giovanotti, ha iniziato il banchetto al tavolo delle grandi con la stessa idea di gioco che ha permesso di dominare la scena al pieno inferiore. E l’impronta c’è, è sempre quella. Punto di partenza obbligato per provarci. Ma, appunto, la partita l’ha vinta il Genoa. Perché fra tutte le cose che l’Empoli ha fatto “di più” ci sono stati anche gli errori. Ad esempio quelli dei centrali Silvestre e Rasmussen in occasione dei gol, o di Acquah che troppo spesso si è “dimenticato” di uscire con tempi e modi giusti su Criscito. Tutti nuovi, i tre citati, e non a caso. Perché sul banco degli imputati non sale nessuno, sia chiaro, ma solo perché anche questo è un dato non statistico ma significativo. Il problema che non si era presentato al debutto col Cagliari, con 6 nuovi in campo, è invece emerso a Genova. Dove alcuni meccanismi non sono stati perfetti, dove alcuni momenti della gara sono stati se non passivi almeno banali.

Il tempo e il lavoro sul campo, però, possono e devono essere la medicina. Con la garanzia, in questo senso, che si chiama Andreazzoli. Ma anche altre frecce che l’arco di “nonno Aurelio” potrà iniziare a scoccare

fin da Verona. Come l’usato ultra-garantito di Maietta, che viaggia verso il ritorno, o Mraz, a cui il gol al Genoa non può che fare decisamente bene. Ma anche Salih Ucan, che visto in allenamento (come ieri mattina) sembra un altro tipetto molto interessante... 

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