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AVVENTURA SOLITARIA 

Da Canterbury a Roma in bici: «Così festeggio i miei 50 anni» - Foto

L’agente di commercio Fioravanti di Castelfiorentino ha fatto tappa a Gambassi: «Pedalo 10 ore al giorno, pensando alla mia vita e al futuro, mi fa stare bene»

GAMBASSI TERME. «Le persone – diceva Albert Einstein – sono come le biciclette: riescono a mantenere l’equilibrio solo se continuano a muoversi». Roberto Fioravanti, agente di commercio di Castelfiorentino, il suo equilibrio deve averlo trovato per forza, visto che ha intrapreso un incredibile viaggio in bici da Canterbury a Roma, ripercorrendo la Via Francigena. Non un voto religioso, né un fioretto: “solo” una sfida con se stesso, per i suoi 50 anni.

Roberto è partito con la sua mountain bike da Canterbury lo scorso 22 luglio: ha macinato migliaia di chilometri, almeno 100 ogni giorno, passando su sentieri, guadi e strade sterrate.

Giovedì 9 agosto ha fatto tappa a Gambassi, vicino a casa, dove i suoi amici sono andati a trovarlo e a fargli compagnia in questo “pellegrinaggio”. Arriverà a Roma, salvo imprevisti, martedì, dopo oltre 2000 chilometri di pedalate. Un’impresa che “stanca” solo a pensarla, perché 100 chilometri al giorno fra terra, sabbia, sassi, acqua, fango e forse pioggia non sono un esame semplicissimo.

Una foto scattata da Roberto alla sua...
Una foto scattata da Roberto alla sua bici sulla via Francigena


Ma, a fare la differenza, è sempre la testa: «Vengo dal mondo del basket – racconta – poi mi sono avvicinato a quello della bici. Ho scoperto il piacere di pedalare e non ho più smesso: in questi giorni pedalo 8-10 ore al giorno, spesso in solitudine, ma non mi sento solo». Chi va in bici, questo lo sa: fra i pregi del ciclismo (e della mountain bike) c’è che il paesaggio attorno a te si muove velocemente, che muta insieme alle condizioni meteorologiche. Lo sforzo fisico viene ripagato dallo scenario in cui ci si immerge, oltre che dal riuscire a fare qualcosa che si pensava impossibile: «Sei lì e pensi alla tua vita, ai ricordi, al presente e al futuro. Ma devi anche stare costantemente attento ai segnali che ti arrivano dalla bici e dal tuo corpo: un eventuale problema meccanico può essere decisivo, così come un dolorino alla gamba può metterti in difficoltà».

Niente musica nelle cuffie, insomma, ma ascolto e godimento di ciò che si sta vivendo. Ma non è sempre così: Roberto racconta che spesso “sogna sassi e pietre”, perché è quello che vede per ore ed ore durante il giorno. Che poi ti possono capitare pendenze anche del 24%, oltre a dei tratti praticabili soltanto scendendo dalla bici e proseguendo a piedi.

Il ciclista davanti alla cattedrale...
Il ciclista davanti alla cattedrale di Canterbury


Un percorso spesso ad ostacoli, che però non l’ha scoraggiato: «Sono stanco, ma vado avanti. Sono partito più pronto di testa che di gambe, mi sono detto che a 50 anni volevo vedere se ero in grado di affrontare un percorso del genere». Ma la Francigena non è solo sassi, fatica e polvere, è anche umanità: «La sera dormo negli ostelli e qui incontro la gente più disparata. Ho scoperto che c’è più generosità ed ospitalità di quello che si pensa: spesso mi riempiono la borraccia, oppure mi offrono la cena. Ma è già bello parlare, condividere esperienze con persone incontrate per caso». La vita è un viaggio, in fondo. Adesso Fioravanti vede il traguardo: cosa proverà una volta giunto a Roma? «Sinceramente non lo so, non è il momento di immaginarmelo. Sarà forse la realizzazione di un sogno bellissimo, un qualcosa da raccontare a figli e nipoti». Franco Battiato cantava “Più veloci di aquile i miei sogni attraversano il mare”. Stavolta stanno attraversando la Francigena, direzione Roma. —
 

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