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Il mondo capovolto in appena 153 giorni

Dalla Pro Vercelli... alla Pro Vercelli: le 21 partite che hanno trasformato gli azzurri da comprimari a dominatori

EMPOLI. In 153 giorni si è capovolto un mondo. Quello dell’Empoli. Quasi ai margini della zona playoff il 12 novembre del 2017, dopo il ko (l’ultimo!) in casa della Pro Vercelli, primo anzi primissimo il 14 aprile del 2018, dopo essersi preso la rivincita ai piemontesi.

Il girone perfetto. Ne sono successe di cose in questi 5 mesi (le elezioni, la guerra, scandali e tragedia varie...) ma quello che non è accaduto è un altro passo falso degli azzurri. Già, 21 gare praticamente perfette condite da 14 vittorie e 7 pareggi. La somma, dei punti, dice 49. Esattamente come i gol fatti. Dietro ai numeri, però, ci sono le persone, le storie. Dalle certezze che ci sono oggi come ieri, ad esempio i gol di Ciccio “Undertaker” Caputo, a chi è arrivato in corsa ma è stato forse ancor più decisivo del bomber in questa rincorsa da record. Si tratta, ovviamente, di Aurelio Andreazzoli, salito in cattedra il 17 dicembre, cioè quando Vincenzo Vivarini di risultati utili ne aveva già messi insieme 5 (2 vittorie e 3 pareggi). Al di là del conto delle giornate, però, è chiaro che l’impatto del nuovo tecnico è stato più devastante (soprattutto per la concorrenza...) che decisivo. Nelle 16 partite della sua gestione, infatti, la mostruosa media è di 2,5 punti a gara con 4 pareggi e ben 12 vittorie.

Il nuovo mondo. E così, 1260 minuti (recuperi escluse) di battaglie dopo, la classifica oggi dice Empoli 70, Palermo e Frosinone 59 e via dicendo. Un vantaggio di 11 punti, con una rimonta colossale. Dopo lo stop in Piemonte, infatti, le prime posizioni erano queste: Palermo 25; Frosinone, Bari e Venezia 24; Salernitana, Empoli e Cremonese 21. Più che una graduatoria diversa, come detto, è un altro mondo e, soprattutto, un altro Empoli. Che del precedente ha conservato la volontà di arrivare al risultato attraverso il gioco e anche lo spirito battagliero. Ma che ora è in grado di esprimere il potenziale che ha, perché veste un abito più adatto (dal 3-5-2 del tecnico abruzzese al 4-3-1-2 subito adottato da “nonno Aurelio”). E se il già citato Caputo (come del resto Donnarumma) rappresenta la continuità, il cambio di

rotta è fotografato da una difesa finalmente solida (8 gol incassati nelle 5 gare della vecchia gestione, 13 sulle 16 con il nuovo tecnico...) e da un comprimario diventato perno, proprio come l’Empoli: il baronetto Miha Zajc.

@DavidBiuzzi. ©RIPRODUZIONE RISERVATA

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