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L’Empoli vede il traguardo

L’acuto sulla Pro Vercelli vale la bellezza di... 5 punti: ora ne mancano 10

EMPOLI. Si sa. Non è una scienza esatta, il calcio. Ma i numeri un senso ce l’hanno e quelli dell’Empoli fotografano meglio di qualsiasi considerazione quello che accade al Castellani. Gli azzurri, infatti, iniziano la partita contro la Pro Vercelli sapendo che mancano 15 punti per coronare il grande sogno. Ne conquistano 3, cioè tutti quelli che sono disponibili, ma alla fine della sfida quelli che ora servono sono 10. Già, perché la truppa di Andreazzoli ormai è capace anche di questo: conquistare una vittoria... da 5 punti. Lo fa soffrendo e tramando negli ultimi secondi quando Altobelli schianta sul palo la sforbiciata del possibile 3-3 (evidentemente o di chiami Cristiano Ronaldo o certe prodezze proprio non riescono...), ma lo fa. E non è poco visto che su 9 partite in programma ben 7 finiscono pari. Così il vantaggio su Palermo e Frosinone lievita da +9 a +11. E siccome di punti da raccogliere ne restano 21, per tutti, il conto è presto fatto.

MOLLI MA BELLI. Ma, per dirla come Eintestein, è possibile che tutto possa essere descritto scientificamente, ma non avrebbe senso, sarebbe come se raccontassimo una sinfonia di Beethoven come una variazione nelle pressioni di onde. E, infatti, se il risultato è chiaro, dentro la partita coi piemontesi ci sono tante sfumature, tanti momenti, tante componenti. L’Empoli non la inizia bene, perché dopo 8 minuti Bifulco è già a festeggiare il vantaggio ospite sotto ai suoi tifosi. Ed è un segnale di come gli azzurri siano meno compatti e decisi del solito. L’assenza di un maestro della difesa come Maietta pesa, ma è anche in mezzo che c’è una certa difficoltà a trovare le misure e i tempi del pressing contro il 3-5-1-1 degli ospiti. In compenso, però, tutte le volte che il possesso ce l’ha l’Empoli può succedere qualcosa. Perché il giro-palla è veloce, il moto perpetuo dei centrocampisti apre varchi anche dove sempre impossibile e là davanti Caputo gioca per due. Dopo 120 secondi sotto, così, l’Undertaker azzurro rimette le cose a posto gettando a incornare alle spalle di Pigliacelli un cross di Di Lorenzo. E gli azzurri possono ricominciare a tessere la loro terra. Che è fatta di grande qualità e grandi accelerazioni. Sincronismi perfetti come quelli che portano al gol del sorpasso firmato da Zajc (che si getta nello spazio lasciato da Caputo per raccogliere un cioccolatino di Krunic a infilare col destro).

IL SEGNALE. Insomma l’Empoli va al riposo da padrone (del campo) e inizia la ripresa da dominatore (del risultato) quando Luperto spinge in rete il corner di Pasqual del minuto numero 3. La gara ora sembra in cassaforte, ma un altro sbandamento (stavolta di Pasqual, che si lascia superare troppo facilmente sulla corsia) riporta dentro una volitiva Pro che bussa con Castiglia. Con 35 e passa minuti da giocare può succedere di tutto. Ma succede, soprattutto, che il caldo cominci a prendersi la scena, tagliando le gambe un po’ a tutti. Dalle panchine intervengono i tecnici, con Grassadonia che con i cambi passa al 4-3-3 e Andreazzoli che sceglie prima il 4-4-1-1 e poi il 4-4-2 per chiudere i varchi. E ci riesce, “nonno Aurelio” perché la gara sembra spegnersi. Nel finale, però, succede di tutto. Traore, appena entrato, prima accarezza la traversa (45’), poi si mangia il tris (46’), quindi il già descritto

legno di Altobelli. Accade, minuto più minuto meno, proprio mentre sia Palermo che Frosinone incassano i gol dei rispettivi pari. E, anche se qui la scienza non c’azzecca proprio niente, anche questo è un segnale. Forte e chiaro.

@DavidBiuzzi. ©RIPRODUZIONE RISERVATA

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